Un fatto maledettamente personale, un naso da clown e un paese "andato"


Ormai non sono l’unico a dire che questo è un paese “andato”. Non destinato al declino, ma già tramontato, finito. Il fetore arriva ovunque, ma la gran parte di questa italietta sciatta e ignorante, fatua, furba, corrotta fa finta di non sentire. Si sta comodi in questo pantano. La merda ti tiene al caldo, ti da un’illusione di sicurezza.
Eccolo qui questo paese di ipocriti, rappresentati perfettamente da chi li governa, dove la “marchetta” è un dignitoso modo di costruirsi una carriera, gli impegni sono parole al vento, la corruzione un modo di vivere, l’ignorare un valore.
Un paese livellato al basso, con una pseudo cultura fondata solo sul consumo di cose e persone, dove perfino i valori sono merce e l’arte intrattenimento, semplice decorazione per il “commenda”, per il suo salotto, per il suo scannatoio.
Eccola qua l’Italia dove gli operai e gli studenti finiscono suo tetti o al pronto soccorso con la testa rotta e la mafia viene nascosta ben bene sotto il tappeto. Un paese dove le parole talento, merito, professionalità e competenza sono dei disvalori. Vale solo il culo, in tutti i sensi, il servilismo, e la capacità di essere invisibili, silenti e soprattutto obbedienti.
Lo ammetto, sta diventando un fatto maledettamente personale. Perché si tratta del mio paese che se ne sta andando, della mia generazione che per non essere esclusa si è allineata raccattando le briciole e non il cielo, della mia cultura che frana via tirata giù dalla prima pioggia stagionale.
E la chiamano modernità. Questa caduta dell’impero.
La mia modernità è un naso da clown in un pomeriggio d’estate. È incantarsi davanti all’Islam che emerge dalla facciata della Cattedrale di Palermo, la nebbia ferrarese fotografata da Antonioni, uno scritto corsaro di Pasolini, Guareschi letto in treno mentre si passa per Parma e ascoltare Crueza De Ma mangiando lasagne al pesto.
La mia modernità è cercare di resistere, con una risata in una sera di gennaio, cercando di ridare un senso alla parola “noi”.
La mia modernità è continuare a scrivere, a raccontare. Anche perché è l’unica cosa che so fare.

E smettere di fumare!

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