Questione di coraggio. Ricordarsi chi si è


Ricordarsi chi si è, la propria storia, nel bene e nel male. Ricordarsi di quanta vita si ha alle spalle, quanti errori, quante cose fatte bene. E l’affetto che non si è mai riusciti a dare fino in fondo. E tutto quello che si è dato senza mai chiedere niente in cambio. L’unico che conta.
È così difficile oggi essere una persona che “racconta”, che descrive quello che vede, che cerca di dargli un senso.
Ci vuole coraggio. Dicono. O forse è solo incoscienza. Retaggio di ideologie dimenticate, di un senso etico che ormai è solo accessorio. È difficile tirare avanti, lo é per tutti. Per chi racconta il mondo, il vivere normalmente, sta diventando impossibile.
Lo faccio ogni giorno, decine di volte al giorno, di stare li “sul pezzo”, di non mollare, di rinunciare a pezzi fondamentali del normale vivere. Lo faccio io. Con me molti altri. Che solo poco conosco. Ma che so che ci sono lì fuori. Gente che leggete, a cui chiedete informazioni, giudizi, verità. E coraggio. Quel coraggio che a volte ci manca.
Ci manca quando non veniamo pagati o quando siamo pagati con mesi e mesi di ritardo, quando siamo sfruttati, quando rischiamo senza nessuna copertura vita, sopravvivenza, libertà. Questo è il prezzo che si paga. Che pago e che paghiamo.
I giornali sono una cosa, le persone che li fanno sono altro.
Ormai il desiderio del pubblico e degli editori è avere un personaggio e non una notizia. C’è gente che si espone appositamente, che sia capace o meno a fare il suo lavoro, per ottenere una breve stagione di successo e di denaro immeritato. Gli altri, e sono un’esercito, tirano a campare quando ci riescono.
Qualche tempo fa un editore per cui lavoravo mi chiese espressamente di alzare il livello di rischio su un inchiesta su cui stavo lavorando e per la quale avevo già ricevuto “segnali” inequivocabili. Per quale ragione? Alzare il numero di copie. E smettere di fare, bene, il mio lavoro. Rifiutai. Alzarono il mio livello di esposizione lo stesso per poi accantonarmi dopo un anno perché troppo visibile e scomodo. Perché chiedevo garanzie. Breve stagione dalla quale mi sono sottratto.
Così funziona e nessuno ve lo racconta. A voi neanche interessa. L’importante è che la mattina possiate avere un giornale con il caffè, o il vostro tg a cena o una pagina web da sbirciare al lavoro. Informazione. Anche se ormai basata sul lavoro di pochi, spesso sfruttati, che poi vengono scopiazzati, lucrandoci, da chiunque.
Ma alla fine questi sono solo pensieri di un che racconta ad altri. Una penna. Un registratore di fatti. Che alla fine lo fa perché è il suo mestiere e non per immolarsi sull’altare di una missione a cui sembra non credere più nessuno. L’informazione.
Qualcuno di noi ci crede ancora mettendo in gioco la propria vita, la propria serenità, il proprio futuro personale. E gli affetti che, lo ripeto, sono l’unica cosa che conta.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...