E le vittime? Caso “Ruby” e la macelleria mediatica

di Pietro Orsatti

Berlusconi starà pensando a quanto siano ingrati tutti quei giornali stranieri che si chiedono, da giorni e insistentemente, come sia possibile che il premier italiano non si sia ancora dimesso. “Prostituzione minorile” è un’accusa tanto infamante che avrebbe costretto qualsiasi politico straniero a rassegnare le dimissioni e occuparsi, se innocente, di difendersi in un processo lasciando le responsabilità pubbliche per non mettere a repentaglio le istituzioni e il proprio Paese. Per la stampa estera è davvero incomprensibile (che sia orientata a destra o sinistra) che Berlusconi sia ancora premier. Non capiscono la nostra politica, il nostro Paese, la nostra nuova morale immorale.
Berlusconi starà anche ringraziando che sia esploso il caso Tunisia e che i giornali di tutto il mondo dedichino l’apertura alla tragedia tunisina. La “sua” notizia è scivolata in basso. In basso, non scomparsa. Ma a quanto pare gli basta.
Intanto non si parla delle vittime. Un’accusa di “prostituzione minorile” sottintende che vi siano minori vittime di abusi, sfruttamento. “Dichiarava di avere 24 anni”, ripete la difesa su Ruby. La domanda è: c’è solo il caso Ruby? La ragazza marocchina (maggiorenne da pochi mesi) era all’epoca l’unica minore coinvolta? Anche se fosse solo lei già sarebbe troppo. Vedremo come si svilupperà il processo.
Intanto una riflessione ce la offre Isabella Poli, direttore scientifico del Centro Studi Minori e Media. All’epoca dei fatti contestati dalla Procura di Milano, Ruby era una minorenne, «nonostante il suo aspetto fisico» e la vita che conduceva, e avrebbe dovuto essere tutelata dalla società e dalle persone che le erano vicine. Questo afferma la Poli e lancia un’appello: «Non chiamatela ‘escort’!». «La nostra società, e qui non possiamo ignorare la responsabilità dei media – prosegue l’esperta – punta ad usare prima i bambini, nella pubblicità, perché‚ fanno tenerezza o nell’informazione perché‚ coinvolgono emotivamente, e poi gli adolescenti perché‚ facilmente condizionabili dai messaggi massmediali più o meno espliciti. Messaggi che impongono come valori, questa volta davvero ‘non negoziabili’, la bellezza fisica, meglio se acerba, il successo ad ogni costo, l’esposizione mediatica dei propri corpi e tutto quanto ne consegue». Sintomi di una società «sempre più distratta nei confronti dei minori» e sempre più incline «alla violazione fisica, morale o psicologica del minore». «Al di là delle responsabilità morali e penali, che è doveroso accertare in modo inequivocabile da parte degli organi preposti, di chiunque sia sospettato di aver violato la dignità di un minore resta la responsabilità individuale e collettiva di ciascuno di noi per aver contribuito, con il nostro silenzio o la nostra condiscendenza, a permettere che ciò accada».

Responsabilità individuale e collettiva. Che si è dimenticata, che abbiamo smarrito.

Scrivevo qualche anno fa un reportage sul turismo sessuale in Brasile. Di italiani. Ne riporto un brano che trovo significativo per far capire quale sia oggi il livello di abbrutimento morale della nostra società, come siano crollati quei paletti etici che ci rendono insieme, popolo, collettività. Con dei valori condivisi. E dove i minori sono tutelati, lo sfruttamento non solo è reato (e lo è ancora) ma anche un non valore.

Aeroporto di Malpensa, inizia qui questa storia, alla fila del check-in del volo della sera per São Paolo. Ore di attesa durante un cambio volo che si trasformano in altre ore di fila davanti agli sportelli della compagnia aerea. Una buona occasione per osservare la varia umanità con la quale condividerai 11 ore di volo. Dalla coppia di emigrati italiani di mezza età che ritornano, dopo essere venuti in visita a amici e parenti, nella più grande città italiana nel mondo – São Paolo appunto -, alla transessuale di El Salvador che torna a casa con il suo carico di regali e cianfrusaglie; dal gruppo di quarantenni iper-attrezzati con zaino, borraccia, Lonely planet d’ordinanza e scarponcini di goretex, destinati a eritemi da calore devastanti sul battello che collega Belem a Manaus, convinti alla fine di vivere la loro grande vacanza avventura; dall’uomo d’affari carioca, probabilmente un avvocato, con tre telefonini che sembrano squillare ogni due secondi, a una suora dal volto cotto dal sole del “cerrado” brasiliano e la tranquillità di chi ha visto molto e non si stupisce più di nulla. E poi madri poco più che adolescenti con figli “misturadi” e mariti di mezza età, una coppia giovane e emozionata forse in viaggio di nozze, un surfista habitué con infradito e bermuda cachi.
E poi loro. Li individui subito, rumorosi, sopra le righe, battute pesanti in dialetto rivolte a qualsiasi ragazza, donna, che capiti a tiro. Una battuta e giù risate, e poi una battuta ancora. Tutti uomini, fra i 25 e i 40, bagaglio leggero, sovraeccitati. Un gruppo, o un branco, ben organizzato: biglietti scontati, pacchetto completo. Destinazione Fortaleza. «Non sai che ti combino stavolta» urla in mezzo alla folla quello che sembra essere il veterano. E un amico ridendo: «Con tutto il Viagra che ti sei portato torni a casa blu». Niente da nascondere, nessun pudore. Si sentono sicuri, ostentano la loro allegria forzata, e soprattutto urlano l’obiettivo del loro viaggio: «Si va a troie». Qualcuno degli altri passeggeri in attesa si allontana di qualche metro, la maggior parte fa finta di niente. Un prezzo da pagare.
Da anni l’identikit del turista sessuale italiano è mutato in maniera rilevante: oggi è abbastanza giovane, di classe medio-bassa, si muove in gruppo e cerca “occasioni”, voli e alberghi a basso costo e prostitute da pochi euro a notte, possibilmente giovanissime. Sono impiegati, operai, precari: pochi soldi in tasca. Molto differenti dalla figura standard del turista sessuale degli anni Ottanta, sui cinquant’anni, classe medio-alta, che si muoveva da solo o al massimo in piccoli gruppi, con grande disponibilità di denaro e soprattutto molta discrezione. Oggi il turismo sessuale è diventato quasi un fenomeno di massa e il mercato ha risposto: turismo sessuale low cost.

Casi limite? Solo una deviazione “marginale”? Per chi racconta questa società e questo paese, per chi legge statistiche, consuma scarpe, cerca di capire cosa sta succedendo non è così. La degenerazione è collettiva. Da anni. Frutto di distorsioni, di racconti “mediatici” rassicurante da un lato, assolutamente irreali ed egoistici dall’altro. Ma non solo. E’ il racconto che fa la politica di questo paese, la sua rappresentazione, che sembra ogni giorno innalzare il limite su ciò che è tollerabile o meno. Come in questo caso.

www.gliitaliani.it

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