La cittadella della politica si blinda contro la società. Giù il governo due volte. E alla fine scontri

di Pietro Orsatti

Il primo messaggio che mi arriva sul telefonino da Sebastiano Gulisano non lascia dubbi su quella che sarà questa giornata. “Ma quale futuro tra queste macerie? Corteo Sapienza partito. Notizie di centro blindato. Vogliono arrivare a Montecitorio”. Le macerie, è quasi inutile dirlo, somo rappresentate da questo Paese zoppo, questo governo senza più leggittimazione, questa politica mai così distante dalla società, dalle esigenze reali della stragrande maggioranza degli italiani. Cerco di avvicinarmi al fortino di palazzo Chigi e di Montecitorio. E mi arriva il secondo messaggio da Sebastiano da La Sapienza. “Arrivati anche gli studenti delle superiori. Tanti”. E poi, subito dopo, un altro con lo slogan della giornata. “Se ci bloccano il futuro noi blocchiamo la città”. Il futuro. Parole grosse da rivolgere a chi vive alla giornata impegnato a sopravvivere al crollo dell’imperatore.

Un salto veloce a Repubblica e poi di corsa verso piazza Venezia. E intanto Sebastiano mi comunica che la polizia si è già schierata in tenuta antisommossa a Piazza S. Apostoli. Lontano. Molto lontano dal fortino assediato dove si corre come addannati per approvare la presunta riforma dell’università.

Quello che fa temere il peggio è l’assenza di traffico. In una giornata di pioggia Roma diventa di solito un unico ingorgo informe. Ma Roma ha orecchie. Buone. La gente si sta tenendo a debita distanza dal fort Alamo del berlusconismo. C’è aria di braccio di ferro. Non nelle aule parlamentari. In piazza.

Già a Teatro Marcello c’è una brutta, bruttissima aria. E più mi avvicino a via del Corso il transfert temporale si fa sempre più evidente. Cittadella della politica blindata. Tanti, troppi agenti in borghese e tensione evidente fra quelli in divisa. Bentornati negli anni Settanta? Ne farei volentieri a meno.

Intanto la situazione dal corteo in avvicinamento sembra, per poco, sbloccarsi. “Parlamentato con digos. Li “scortano” fino a Montecitoroo che però è blindata da stamattina. Un gruppo di “studenti” mi ha impedito di fotografare anche lo striscione loro”. Quelle virgolette prima e dopo quella parola, studenti, mi fa capire che Seba pensi a infiltrazioni esterne al movimento. Quello che temevamo da giorni senza avere il coraggio di dircelo. Altro brutto, bruttissimo, segnale.

“Termini. Bloccheremo questa riforma”. Sebastiano puntuale prosegue nella sua cronaca. Io vengo bloccato. Vado verso lungotevere. Il caos. Rientro. Piazza Venezia è totalmente blindata. Schieramento di polizia e carabinieri modello G8 a Genova. Doppie file di blindati a bloccare ogni varco. Non ci sono spazi. Quei pochi, lasciati liberi, verso Largo Argentina sono presidiati da agenti in borghese. Discreti. Nei punti cruciali sbirciando verso i tetti si vedono figure scure. Cecchini? O solo operatori della polizia che filmano?

Riesco ad arrivare davanti a Montecitorio. Blindatissima. Ci sono solo i ricercatori che da giorni occupano il tetto della facoltà di architettura. Incontro un collega. “Sarà una lunga giornata”. Concordo.

I vari cortei, aspettando quello che scende da piazzale Aldo Moro, sono stati smembrati e cercano di ritrovarsi sulle gradinate del Campidoglio. A piazza Venezia scorazzano alcuni gruppi, un paio, lasciati totalmente indisturbati. Coatti. Area destra estrema. Saluti romani e petardi. Nessuno interviene. Nonostante a piazza Venezia manchino solo le portaerei. Fanno colore, creano il clima.

Arriva il corteo “grosso” e gli studenti si ricompattano. Dopo un trattativa ci si muove. Dopo che gli studenti vengono deviati per l’ennesima volta per via delle Botteghe Oscure verso largo Argentina. La polizia lascia un varco aperto verso il Pantheon. Una trappola? Forse solo un escamotage per smembrare il corteo. Il varco totalmente sgombero consente a migliaia di studenti di imbottigliarsi in un vicolo. Via in Aquiro, fra piazza Capara ica e Montecitorio. Imbocco della piazza davanti alla Camera e ressa. Un lancio di verdure e uova davanti a uno schermo di blindati. Se qui il senso di responsabilità degli studenti non riuscisse a tenere a bada i soliti cretini in cerca di scontro, ente da stadio con tanto di simbuli da curva ultrà, sarebbe un massacro. Ma il filtro riesce a reggere. E si torna indietro. Frustrazione. E poi lentamente  verso largo Argentina cercando di isolare ancora i soliti gruppetti di infiltrati che cercano in tutti i modi il contatto con le forze dell’ordine.

Sono bravi questi ragazzi. Organizzati. I cordoni tengono e senza troppo sforzo il “coattume” è tenuto fuori. Certo non grazie a chi dovrebbe garantire l’ordine pubblico che è letteralmente svanito nel nulla. E diventa sempre più evidente la strategia di polizia e carabinieri: creare budelli, giri a vuoto, smembrare il corteo per stanchezza. Senza accettare e cercare il contatto con il grosso della manifestazione.

Manifestazione che riprende senza nessun contorno di blindate. Raggiunge lungotevere. Lo blocca. Ma la frustrazione, la stanchezza, la pioggia, ne diminuisce la consistenza di minuto in minuto. La trappola è perfettamente riuscita.

Lontani dal palazzo dove si vota. Palazzo blindato nella cittadella fortificata. Ma è chiaro che questo movimento non finisce qui. E che l’ultimo regalo di questo governo agonizzante avrà conseguenze dirompenti. Sul piano della tensione sociale. Sul piano del baratro generazionale.

***

Intanto il governo, proprio sulla riforma Gelmini, va sotto. Due volte. E Berlusconi va in escandescenze. «Gli studenti veri stanno a casa a studiare, quelli in giro a protestare sono dei centri sociali e sono fuori corso», così il premier. Ma non serve a nulla. Il governo è sotto e non certo perché gli studenti non sono a studiare zitti e buoni come vorrebbe lui. Va sotto e basta.

La prima volta su un emendamento del gruppo di Futuro e Libertà all’articolo 19 della riforma dell’Università, relativo agli assegni di ricerca. Il testo, su cui c’era il parere contrario di governo e commissione Bilancio, è stato approvato con 277 sì e 257 no. a seconda volta il governo è andato sotto su tre emendamenti identici di Fli, Api e Pd che prevedono la soppressione della «clausola di salvaguardia» inserita nella riforma dell’università. Con l’approvazione degli emendamenti è stata eliminata la norma che prevedeva una sorta di «commissariamento» per il Ministero dell’Istruzione da parte del ministero dell’Economia nel caso in cui si fossero verificati o fossero in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni di spesa.

Anche Fini, che non dimentica a quanto pare il suo passato di “uomo d’ordine”, attacca i manifestanti. «Gli estremisti che hanno bloccato Roma e causato gravi incidenti non hanno reso un buon servizio alla stragrande maggioranza di studenti scesi in piazza con motivazioni non totalmente condivisibili ma certamente animate da una positiva volontà di partecipazione e di miglioramento delle condizioni della nostra Università».

Il riferimento di Fini è a degli scontri avvenuti poco fa. La tensione si è alzata questo pomeriggio quando alcuni manifestanti hanno cercato di ribaltare un blindato della polizia in via del Corso, vicino a Montecitorio, e hanno lanciato oggetti e bombe carta agli agenti. La polizia ha reagito con manganelli e lanciando lacrimogeni. Poi arriva la carica. All’angolo di via Frattina il corteo studentesco e la polizia in tenuta antisommossa iniziano a scontrarsi. Dopo una prima carica di alleggerimento contro gli studenti, che lanciano di tutto, lo scontro si fa aspro. Si ha notizia di feriti tra i poliziotti. Uno studente è stato arrestato.

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