Il complotto immaginario. La faccia eversiva del berlusconismo

di Pietro Orsatti

Complotti. Misteriosi e internazionali. Della stampa indegna, della magistratura eversiva, della Rai comunista, dell’opposizione irresponsabile, degli ex alleati traditori. Silvio Berlusconi pensa davvero che qualcuno creda a questo scenario apocalittico? L’uomo più ricco, potente, con un impero mediatico e imprenditoriale che sembrano essere quasi uno Stato nello Stato, dice di essere una vittima. Di un complotto. E affida all’ex maestro di sci Frattini il compito di disegnarne i presunti confini.
Salito al governo con una maggioranza parlamentare numericamente mai raggiunta (anche se con il trucco di una legge elettorale oscena) in questo Paese ma incapace di affrontare se non con spot e proclami tarocchi la pur minima questione che non lo interessi direttamene. Il suo governo del fare si è dimostrato in questi due anni e mezzo il governo del “farmi gli affari miei”. Atteggiamento che a quanto pare ha contagiato molti dei suoi. Che fra affari, conflitti di interessi, nepotismi, sbeffaggiamento sistematico di ogni regola minima hanno mandato in malora economia, rapporti sociali, libertà di mercato, lavoro, risparmio, ambiene, relazioni e credibilità internazionale, legalità, trasparenza, cultura, libertà civili, diritti. Avevamo criticato duramente i due precedenti governi guidati da Berlusconi. Ma sono stati una passeggiata se confrontati a questo.
Il Paese, quel poco che è sppravisuto a questa sbronza collettiva, ora si prende una minima e difficile rivincita. Quella di ritrovarsi in piazza, nelle strade del Paese, sui tetti di fabbriche e istituti e università. Tornare, almeno, visibili. Con la CGIL e gli studenti, con i movimenti sopravvissuti all’invadenza imbarazzante (e alla ancor più imbarazzante incapacità di capire cosa stava accadendo al Paese) delle forze politiche di opposizione. Fuori anche dagli schemi pelosi e populistici di Savonarola improvvisati come Grillo e i suoi imitatori. Di quegli imitatori da sottobosco in carca di un briciolo di visibilità e possibilmente di un posto da funzionario o di una candidatura.
Berlusconi è solo la conseguenza di quello che è il ceto politico in Italia. Lui approfitta dell’approssimazione, incapacità, incompetenza e svuotamento etico del ceto politico tutto. Sembriamo ormai rappresentati in gran parte da soci di un club di uomini senza qualità.
Quei pochi che ancora sanno quanta qualità invece serva per fare politica ormai sembrano degli alieni. E spesso sono costretti ad accettare il gioco di sembrare, anche loro, parte del club.
Oggi la politica ha faccia di un ragazzo che studia per un esame durante un sit in davanti alla Camera, dell’operaio che ogni giorno, anche se a casa in cassa integrazione, va a controllare se la sua fabbrica ci sia ancora, dei migranti che chiedono giustizia su una gru, del precario che passa la notte sul tetto dell’università dove lavora, da precario, da vent’anni. Oggi la politica ha la faccia di un cronista che, minacciato dalla criminalità, continua a scrivere anche a rischio di perdere il lavoro e la vita, le rughe di preoccupazione di un impiegato statale alla vigilia della terza settimana, l’attesa in banca di un piccolo imprenditore per un prestito di una manciata di euro. La politica ha il grido delle donne di Terzigno, il gesto di uno striscione calato dalla Torre di Pisa e lo sguardo di un coppia di ragazzi davanti a un’orario di un treno che li porti fuori da questo Paese. La politica ha la concretezza di chi ha smesso di aspettare miracoli a L’Aquila, di chi ha ancora le scarpe sporche dal fango del Veneto. La politica ha le parole di un musicista senza orchestra, di un archeologo senza scavi, di un attore senza teatro, di uno scienziato senza laboratorio.
Questa è la politica oggi. Questa e non la rappresentazione che ogni giorno, purtroppo anche noi, siamo costretti a mettere in pagina, o in video.
Se Berlusconi ora si lascia andare a proclami su un presunto complotto non possiamo che essere in allarme. Non a causa del complotto che non c’è. Ma perché queste dichiarazioni dimostrano, ancora una volta, la volontà del premier di non mollare, di non accettare la sconfitta del suo governo e della sua maggioranza. Dimostra questa teoria del complotto la natura ormai eversiva del potere berlusconiano. Eversivo. Perché rifiuta le regole e la logica di una democrazia. La nostra democrazia.
Anche la tempistica di questa assurda pantomima da parte del premier è inquietante. Mentre in tutto il Paese si accende la protesta verso le sue non politiche. Dalla scuola e università a Napoli, dal Veneto a L’Aquila. E alla vigilia della manifestazione nazionale di oggi della CGIL. È inquietante perché rende evidente la contraddizione di un’opposizione che è nelle strade e non nei palazzi delle istituzioni. Perché la sconfitta di Berlusconi nasce nella società e non nel parlamento. E perché quando si lanciano allarmismi strumentali come stanno facendo il premier e i suoi dipendenti si agitano ancora, dopo decenni, i fantasmi di un passato che non vogliamo rivivere sulla nostra pelle.

su Gli Italiani

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