“Rossi e neri, tutti uguali”. Come rendere credibili dei post fascisti berlusconiani

di Pietro Orsatti

“Rossi e neri, tutti uguali”. Da alcune settimane mi torna in mente, insistentemente, questa frase. “Rossi e neri, tutti uguali”. Uguali? A chi? Incontro un collega, che so essere un deluso del Pd, e mi dice: “guarda, sto Fini mi ha convinto proprio. Va a vedere che alle prossime elezione voto per lui”. Eh si, anche alla madre della mia compagna “quel Fini là” non le dispiace. Anche lei elettrice storica di sinistra. Casomai non lo voterà perché ha buona memoria, ma il virus finiano rischia di attecchire. “Rossi e neri, tutti uguali”. Penso che non basti arrotolarsi le maniche per far capire la differenza. Perché la differenza c’è. Ma la vedo solo io? Spero di no.

Ricordo Fini, e Alemanno (lo so che non sta più con lui ma la matrice è sempre la stessa), e poi ancora Storace/Starace in compagnia di Gasparri. E e il ministro alla difesa del billionaire La Russa? A Milano a dare prova di muscolo democratico a Piazza S. Babila. Li ricordo bene. Tutti a scuola di Giorgio Almirante, un occhio al palazzo e l’altro alle sedi di periferia dove si “ragionava” e non solo sul conflitto con i “rossi”. E anche allora “Rossi e neri, tutti uguali” era una minchiata abissale, una semplificazione qualunquista da bar.

Ricordo quella foto di gruppo dei ragazzi del Msi, in tenuta da polisportiva, che poi si presero il partito e sdoganarono quel brav’uomo carico di soldi, e di rapporti mai del tutto chiari, di Silvio Berlusconi. Mandarono in soffitta la destra sociale legalista di Borsellino e di tanti meridionali, di destra, che fecero della lotta alla mafia un punto irrinunciabile, e si allearono con il datore di lavoro dello stalliere e boss mafioso Vittorio Mangano. Alla faccia della questione morale. Se ne faccia una ragione Granata e quella squisita persona che è Angela Napoli.

Quando elessero, con tanto di saluti romani a piazza del Campidoglio, Alemanno sindaco, nessuno, e dico nessuno, chiese conto al neo eletto di quegli  episodi terribili fra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80. In particolare di Walter Rossi. Si dice che le persone maturano, crescono. Con la scusa della crescita delle persone si intende far passare il concetto che le cose e i tempi e le persone mutano. E che quindi è possibile far finta di nulla del passato e con questi neo paladini della democrazia ci si può pure parlare. Casomai rimboccandosi le maniche della camicia, ma si può. Ma la crescita delle persone (quelle persone) non annulla la memoria collettiva. E la mia. La nostra?

Rinfreschiamoci le idee con la cronaca recente. Ci siamo scordati che cosa fu la mattanza di Genova? L’impazzimento di un’intera classe politica assetata di sangue? Le dichiarazioni incendiarie dei tanti Fini, La Russa & co? Ci siamo dimenticati di Bolzaneto? Della Diaz? Delle cariche a piazzale Kennedy contro anziani, bambini, pacifisti a mani alzate, scout e perfino suore? Ordine e sicurezza. “Rossi e neri, tutti uguali”. Lo so, il Pd (allora Ds-Margherita) a Genova non c’era, ma qualche dubbio sui frequentatori abusivi della sala controllo della questura lo hanno sollevato pure loro. Blandamente, senza arrotolarsi le maniche della camicia. È questa la destra moderna, matura, democratica? E la legge Bossi Fini? E i proclami in sahariana in Iraq e Afghanistan?

Fini, e non solo gli ex missini ora alla corte di Berlusconi (e lui fino a sei mesi fa dove altro era?) hanno votato fior fiore di leggi ad personam, riforme bislacche e distruttive, mandando al macero pezzi interi della Costituzione. Complici, non obbedienti. Complici e parte del berlusconismo. Complici e interessati nella spartizione di poltrone e potere e finanziamenti. Complici nel mettere persone dentro aziende, enti, ministeri e banche.

Sono cambiati? Non lo so. Ma non si cambia in sei mesi, nemmeno in due anni o nove (quanti sono passati dalla prova muscolare sui no global, la macelleria messicana). Ora buoni e presentabili. Presentabili a chi? A noi? A noi!

Nanni Moretti nel 1978 faceva urlare il suo personaggio: “Te lo meriti Albero Sordi”. Ora prendersela con l’Albertone nazionale sarebbe un vilipendio. Perfino Walter Veltroni lo sdoganò con le maniche arrotolate e non. Che cosa possiamo urlare ora? Non so. Forse… “Te lo meriti Gerry Scotti”. Banalizzo, poveretto Gerry, che male ha fatto.  Lele Mora no, è troppo scontato. “Te lo meriti Emilio Fede” andrebbe pure bene se lo guardasse qualcuno. “Te lo meriti Mimun”? Ma chi è Mimun? Quel tipo con i baffi che transitò per il Tg2? Clemente. Si Clemente. E Minzolini? E Belpietro? E Capezzone? Forse non si meritano nulla, forse non ci meritiamo nulla.

“Rossi e neri, tutti uguali”. I neri li vedo ancora, i rossi non so. Vedrei bene, benissimo, tutti quello che non si sono ancora bolliti il cervello dietro la realtà irreale dei talk show. Purtroppo quelli in prime time non li vedremo mai.

su Gli Italiani

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