La missione di Bertolaso è finita. Tiriamo un sospiro di sollievo

di Pietro Orsatti

Bertolaso a volte sembra aver perso il contatto con la realtà. Facciamo un esempio? Dice al Mattino che la “missione è conclusa”. E i napoletani tirano un sospiro di sollievo. Sperano vivamente che l’attivismo dimostrato in questi anni dall’uomo “del fare” (troppo, male e in deroga) del berlusconismo trionfale finalmente si assenti dalla scena e inizino a lavorare, se possibile, le persone capaci. Di emergenze risolte solo davanti alle telecamere e nel corso delle conferenze stampa ne abbiamo abbastanza. Figuriamoci chi fisicamente e direttamente deve farci i conti tutti i giorni con questi miracoli di cartapesta.

Ieri sono scaduti i dieci giorni della nuova promessa fatta ad Acerra. Con due feriti a Giugliano a festeggiare il successo del governo. E con tanto di replica, oggi, grazie a “alleggerimenti” da parte delle forze dell’ordine con un altro ferito fra i manifestanti. Che ormai non sono solo più a Terzigno, e neppure solo a Napoli. E che da Caserta a Benevento denunciano gli effetti del miracolo del 2008 che miracolo non è stato perché non solo nulla è cambiato, anzi, la situazione sembra peggiorare di ora in ora.

E allora diciamo chiaramente a cosa stiamo assistendo. Ora, e un anno fa. E ancora due anni fa. E poi ancora prima. In Campania è morto lo Stato per suicidio. Se qualcuno vi dice il contrario o è spaventato a morte o è un complice. Suicidio fra discariche imposte a manganellate e militarizzando il territorio, senza mai affrontare l’intreccio vero fra camorra e amministrazioni colluse e affaristi senza scrupoli.

Scrivevo a giugno 2009, proprio quando il miracolo era considerato attuato e addirittura irreversibile.

“Il mostro è lì sotto gli occhi di tutti, ma nessuno vede. Pomeriggio di festa, Casal di Principe. Il sabato di giugno da queste parti sembra essere destinato ai matrimoni. Fa un certo effetto vedere la sposa con il suo vestito avanzare verso l’ingresso della chiesa con sullo sfondo cumuli di immondizia e un branco di cani randagi ansimanti per il caldo. Fa effetto a noi, non agli invitati con il vestito della festa. Potere dell’abitudine. Perché vivere “co a munnezza” per strada ormai è consuetudine. Altro che raccolta differenziata ed emergenza rientrata. Qui, la “monnezza” da schifo è diventata panorama. “Monnezza” e ville di boss piccoli e grandi, pacchiani monumenti alla camorra più mafiosa, nella sua declinazione tecnica tradizionale.
Identità, capacità di differrenziare attività lecite e illecite, controllo uniforme e militare dell’intero territorio. E infiltrazione, a ogni livello, di amministrazioni, organi tecnici ed elettivi e di interi comparti economici. Altro che mafietta tamarra e gratuitamente violenta”.

È cambiato qualcosa? No. Anzi, la situazione si è esasperata, diventando cronica, e non solo nelle aree più calde della crisi. A Terzigno abbiamo assistito, e temiamo che continueremo ad assistere, a un massacro quotidiano. A polizia e carabinieri costretti a imporre qualcosa di improponibile. Teste rotte e guerriglia. Come oggi a Giugliano. Fino a quando? Fino al morto? Fino a quando non ci sarà la camorra santificata perché contrapposta allo Stato che impone con la forza la distruzione del territorio, della vita, della dignità di intere popolazioni?

La missione di Bertolaso è finita.

editoriale su Gli Italiani

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