Caro Di Pietro, che c’azzecca Mascia? Come si smonta un movimento per uno stipendio

di Pietro Orsatti

Caro Di Pietro, la politica è una cosa seria, maledettamente. Lo sa lei, lo sappiamo anche noi. La politica è cosa importante per le persone e la società. La politica non è un giochetto da fare fra amici in un pomeriggio di pioggia. La politica è oggetto delicato. Sempre, ma soprattutto ora in questa fase di fine impero. La politica dovrebbe essere roba nobile e non mercato dietro una porcilaia. Anzi il termine “mercato” dovrebbe essere totalmente estraneo alla politica. Soprattutto in un Paese come l’Italia dove i mercanti da decenni hanno occupato il tempio e ne hanno fatto scempio.

Lei queste cose, forse non in questo modo, le dice. Pubblicamente. E fa bene. Perché questo è il nodo simbolico del crollo etico e sociale della politica e soprattutto dei partiti. Una degenerazione che ha portato una cospicua fetta degli italiani a considerare il termine “politico” un insulto e la forma organizzativa dei “partiti” (tutti senza eccezione) un’abberrazione. E lei sa che questo sentimento diffuso è un pericolo per la democrazia.

Detto questo le faccio una domanda semplice semplice, di quelle che piacciono a lei. La vicenda Gianfranco Mascia che ci azzecca con la trasparenza della politica e la fine del mercato delle vacche?

Mi spiego meglio. Che lei abbia scelto di abbandonare la stretta soffocante della Casaleggio associati, spin doctor del suo amico (ex?) Beppe Grillo, ci ha tranquillizzato e non poco verso di lei e verso il suo partito. La comunicazione, anche quella politica, è e dovrebbe essere cosa ben differente dalla manipolazione (interna e esterna) attuata o promossa da un soggetto terzo che sa molto bene cosa è il proprio mercato e quali siano i propri interessi strategici a prescindere dalle necessità di un cliente anche di prestigio come è stato lei per loro.

Ma che poi si sia preso in casa, con un contrattino da funzionario, l’auto proclamatosi portavoce del Popolo Viola Gianfranco Mascia, e non ieri ma da mesi, o meglio dai prima dell’estate, liquidando con una sola mossa e una manciata di euro uno dei pochi movimenti interessanti nati negli ultimi anni, ci fa dubitare. Lascio a lei la scelta: dobbiamo dubitate della sua buona fede o della sua  capacità politica?

Perché prendendosi Mascia (ormai ci sta abituando a campagne acquisti paragonabili solo a quelle messe in atto dal padron del Palermo calcio Zamparini) ha di fatto chiuso l’esperienza del Popolo Viola. Ne é dimostrazione la tristissima manifestazione di piazza S. Giovanni a Roma organizzata in diretta contrapposizione con quella del 16 ottobre. Anzi, sembrava quasi che le due piazze fossero “avversari”. Ne è dimostrazione il livello di scontro interno che ha smembrato il movimento e depotenziato una sacrosanta battaglia. Che era anche sua, caro Di Pietro. Che lei giustamente ha sostenuto e seguito, e che il suo partito ha aiutato anche economicamente. Aiutato e non comprato. O meglio, comprato i suoi uomini. Che siano i migliori o i peggiori non ci interessa. Ma non si acquista un movimento come si fa con un panino con la porchetta a una fraschetta di Ariccia.

Lei poi aveva in qualche modo ricevuto già una lezione con il movimento dell’acqua, che non ha ascoltato e che ha cercato di cavalcare andando poi a fare una sua proposta e una sua campagna in concorrenza con quella del movimento nato ben prima che lei si occupasse del tema. La sua è stata una scelta un po’ miope, e che alla fine non pagherà. Anche in termini strettamente opportunistici. Di voti da quel movimento ne ha “acchiappati” veramente pochi e poca credibilità e amici si è fatto. C’era quel precedente. Ma a quanto pare non è bastato. E affetto da coazione a ripetere ha messo in atto lo stesso meccanismo con il Popolo Viola. Che essendo nato da poco, al contrario di quello dell’acqua ben più antico e solido, è crollato in un attimo. Per cosa? Per 20 o 30.000 voti che forse non sarà neanche in grado di mantenersi nel tempo? Per aver fatto incazzare come animali centinaia di miglia di persone che meno di un anno fa avevano creduto nell’appello del No B Day? Per avere una patetica inquadratura di pochi secondi sui tg nazionali del gruppetto di sbandieratori sotto il palco di una piazza semi vuota? Secondo lei questo tipo di strategia paga? Rende lei e il suo partito più credibili non tanto nei confronti degli altri partiti quanto nei confronti della società e dei movimenti?

Ma torniamo a Mascia. Le consigliamo di ordinare al suo dipendente di dismettere la giacchetta double face che indossa. Non ci si può presentare una volta come portavoce del Popolo Viola e due minuti dopo come membro dello staff di Idv secondo quale sia l’interlocutore che ci si trova davanti. Come non si può tacere, o meglio tenere a lato, per mesi che il suo partito aveva assunto Gianfranco Mascia mentre questi continuava a dichiararsi e a operare come portavoce del movimento. Per conto di chi?

A pagare il prezzo di questa opacità, di questa poca chiarezza e di così evidente miopia politica non sarà tanto Mascia, che da decenni continua a sopravvivere nel sottobosco di partitini e movimenti dalla vita breve, ma sarà principalmente il suo partito. E quei movimenti che di volta in volta vengono straziati da un abbraccio che da fraterno diventa orrendamente padronale.

Mascia ha lunga esperienza nella sopravvivenza dal crollo di movimenti di breve e media durata, dai verdi ai “girotondi”. Ora, però, finalmente ha accettato l’offerta per le sue qualità considerando il prezzo giusto. Bene. E che ora dismetta definitivamente la giacchetta da movimentista indossando quella del funzionario di partito. Era quello che voleva, ora l’ha ottenuto. Ne siamo contenti.

Quello che le consiglio, caro Di Pietro, per quanto poco possa valere il mio di consiglio, è quello di ristudiarsi la storia dei movimenti politici e di opinione in questo Paese e delle storiche complicatissime relazioni di questi con il mondo politico. Questo per sua cultura personale e perché è diffusa ormai  la sensazione che su questo argomento lei non ci azzecchi molto. Poi si faccia due conti due, di quelli della serva, e scoprirà che dopo aver speso una montagna di soldi sul movimento del Popolo Viola, ha gettato un investimento politico di credibilità per dare uno stipendio al suo autoproclamato portavoce e non portandosi contemporaneamente a casa nessun risultato significativo in termini di voti e un mare di critiche, e spaccando movimento e probabilmente anche il suo partito. Fatti due conti alla fine scoprirà che per paradosso faceva meglio a tenersi Casaleggio e il suo metodo a “scatola chiusa”.

editoriale su Gli Italiani

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