Imporre le scelte con il manganello. La sconfitta della politica a Terzigno

di Pietro Orsatti

Ancora scontri, ancora teste rotte e sassaiole, manganellate e mezzi dati alle fiamme, lacrimogeni e petardi. Ancora una notte di guerriglia e poi una trentina di auto compattatori che superano le barricate dei manifestanti e sversano rifiuti non trattati in un buco. Un buco a due passi dalle case e in pieno Parco Nazionale del Vesuvio. Ecco Terzigno. Oggi. Ora.

Ancora si parla di “facinorosi”, di camorristi infiltrati, di gente “che non capisce”, di mamme strumentalizzate. Poi le immagini che ci arrivano da Terzigno ci raccontano tutt’altro. Ci raccontano di una comunità in rivolta, disperata, e di un potere che non riesce a convincere e che ha un’unica soluzione per imporsi: la forza.

Andiamo alla cronaca dell’ultima notte appena trascorsa.

Ennesima notte di scontri a Terzigno, nel Napoletano, dove da giorni i manifestanti protestano contro l’apertura di una seconda discarica, e dove la scorsa notte la polizia ha caricato i manifestanti e fermato brevemente due persone e un’auto delle forze dell’ordine è stata incendiata.

Secondo la polizia, nei diversi scontri che si sono verificati nella notte alcune centinaia di manifestanti hanno lanciato pietre e petardi contro le forze dell’ordine che hanno risposto con cariche e lacrimogeni.

Poco dopo, è partita un’altra sassaiola con i manifestanti che hanno lanciato bottiglie di vetro e quattro bombe carta. La polizia li ha dispersi e due manifestanti sono stati fermati per essere identificati e subito dopo rilasciati.

L’ultimo episodio di forte tensione è avvenuto alle 3 quando una macchina della polizia è stata prima ribaltata e poi incendiata.

Stamani all’alba però 31 autocompattatori, i camion per il trasporto dei rifiuti, sono riusciti a entrare nella discarica per sversare i rifiuti. (Reuters)

Ogni mezzo carico di rifiuti che supera la barriera dei cittadini in rivolta fa pagare a noi, comunità civile di questo Paese, un prezzo di sangue e violenza incredibile. Sta succedendo qui a Terzigno, succederà e sta già succedendo in altre comunità della Campania, succede per altre vicende e in altre aree del Paese come ci racconta quell’assurda carica a freddo avvenuta due giorni fa a Cagliari, con i pastori sardi. E’ facile parlare poi di allarme sociale, di allarme e sicurezza, di pericoli di violenza. E facile parlare quando chi proclama (e allarma) è lo stesso che crea le condizioni perché tutto questo avvenga. A Terzigno, a Cagliari, in Val di Susa, a L’Aquila e nei tanti luoghi d’Italia dove lo Stato si presenta in tenuta anti sommossa (preventiva) si tocca con mano la sconfitta della politica. Della politica che non riesce a mediare, che non convince e che, all’ultimo, impone le sue scelte con la forza.

Una forza che già dimostrava la sua cecità due anni fa con la soluzione “militarizzazione” del territorio, dei siti. Quando le discariche diventano “aree di interesse nazionale”, con militari a sorvegliarne la segretezza di quello che succede all’interno, in deroga a ogni legge ambientale e urbanistica. Quando si militarizzano i centri storici delle città annientate dal terremoto, denunciando poi i cittadini che si rimboccano le maniche e con pala e cariole si mettono a raccogliere le macerie della loro città. Per poi manganellarli quando hanno l’ardire di venire a Roma a protestare per la ricostruzione interrotta, i soldi stanziati e non arrivati.

La politica oggi divide i cittadini in due categorie. I fan e gli ingrati. Una semplificazione pericolosa e terribile. Che sta consumandosi su quella strada a Terzigno.

su Gli Italiani

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