Taci infame. Come isolare un cronista in terra di mafia

di Pietro Orsatti

“Taci infame” è il titolo di un libro scritto da Walter Molino, attuale redattore di Anno Zero, che ha dedicato un ferocissimo attacco a Pino Maniaci, direttore di TeleJato. Non era la prima volta che Molino dedicava le sue amorevoli attenzioni a Maniaci, a sua figlia Letizia e a TeleJato tutta. Gli ultimi anni sono una lunga sequela di attacchi durissimi mirati a delegittimare il lavoro di Pino e dei suoi, come racconta Salvo Vitale, amico e collaboratore di Peppino Impastato, in un articolo che abbiamo pubblicato su Gli Italiani a agosto scorso (Gli Infami). Un articolo che va letto bene, con attenzione.

“Taci Infame” potrebbe essere anche il titolo della lettera di minacce che ha ricevuto ieri Pino. Minacce rivolte a lui e alla sua famiglia. Dettagliate, “informate”, pesanti. Non roba da picciottazzo, ma da persona che sa e che sa dove fare male. Sa come spaventare.

Un libro e una lettera, oggi. Una macchina date alle fiamme (e su quella vicenda ho ricordo diretto perché ero insieme a Pino a Partinico quella notte), decine e decine di intimidazioni, botte per strada, e ancora e ancora. Dieci anni di lavoro su quel territorio senza abbassare la testa sono anche questo. Quante volte è stato detto “taci infame” nei confronti di Pino in questi anni? Quante minacce, intimidazioni, aggressioni e calunnie? La prima volta che scrissi un articolo citando Pino ho ricevuto una mail con allegato un casellario giudiziario (risultato poi una bufala) proprio da chi all’epoca, e anche oggi, cercava di fare terra bruciata attorno all’esperienza di TeleJato. Ci si fa l’abitudine. A quel tipo di mail o di voci messa in giro e anche a libri come quello di Molino. Un libro che molto ha ripreso, ma non sul capitolo dedicato a Maniaci, dal lavoro di raccolta dati di Ossigeno per l’informazione, l’osservatorio della Fnsi diretto da Alberto Spampinato, di cui pubblichiamo oggi un articolo proprio su questo argomento (Ossigeno per l’informazione sulle minacce a Pino Maniaci)

Non è la prima volta, quindi, che Maniaci subisce minacce e intimidazoni, a causa delle inchieste trasmesse dall’emittente televisiva che dirige da Partinico. Quella arrivata ieri in redazione, tuttavia, mette all’indice anche i familiari del giornalista. «Non puoi attaccare tutti – si legge nella lettera anonima – altrimenti ci pensiamo noi a te e alla tua famiglia». «La sentenza è stata emessa», si legge ancora nella missiva, che invita Maniaci a «stare zitto e lasciare il paese».

Quello che lascia perplessi è la tempistica di questa ennesima minaccia, proprio nel momento in cui l’emittente stava iniziando a svelare la nuova geografia dei clan della zona che, dopo l’arresto a novembre scorso del latitante Raccuglia che di fatto reggeva le sorti criminali della zona, si stanno riorganizzando con un’inedita probabile alleanza fra i clan originari del mandamento (con riferimento in particolare ai Vitale/Fardazza) e famiglie alleate ai Lo Piccolo. Come non è da sottovalutare il rientro, favorito sempre dai Lo Piccolo, dei cosiddetti “americani”, ovvero quelle famiglie legate ai perdenti della guerra di mafia fra gli anni ’70 e ’80 con i corleonesi, e che dopo gli arresti di Riina, Bagarella e Provenzano si è reso possibile.

Ci sono tanti modi per azzittire una voce libera. La violenza, le minacce, la paura e la calunnia. Tante voci e tanti poteri, differenti fra loro, ma con un unico messaggio: “taci infame”.

Editoriale su Gli Italiani

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