Fiom e Marcegaglia. Due mondi contrapposti e non comunicanti

di Pietro Orsatti

Da un lato una piazza piena, di gente vera, di popolo e bisogni, di determinazione. La Fiom che ha attirato nelle strade di Roma la parte del Paese che ancora spera di poter cambiare, di dare un segno di vita, di non cedere al ricatto della crisi e di chi, approfittandone, sta arricchendosi. Dall’altro la sala convegni dalle luci tenui dove il presidente di Confindustria cerca di scrollarsi di dosso il fango del potere, del dossieraggio e del ricatto. Un contrasto che più stridente non potrebbe essere.

Due luoghi, contemporanei, dove emergono tutte le contraddizioni di questa Italia solo apparentemente assopita. E che la Fiom, assieme a tutti quelli che si sono affiancati a lei nella buona riuscita della manifestazione di oggi, hanno definitivamente scosso. Non i partiti, non la politica dei palazzi: la gente, vera. Quella che lavora e produce e poi paga le speculazioni e la spregiudicatezza di una classe dirigente interessata solo al mantenimento del potere e del gioco equilibristico dei ricatti incrociati.

Cominciamo dalla Fiom. “Piazza San Giovanni è gremita, la gente non riesce a entrare, le strade intorno sono piene. Ai giornalisti diciamo, contateci voi”, ha dichiarato il segretario generale dei metalmeccanici della Cgil, Maurizio Landini. Non hanno nessuna intenzione di mollare, i metalmeccanici che si presumevano all’angolo dopo l’accordo di Pomigliano. Sanno quanti sono, e quanto sostegno hanno nella società reale (il termine “civile” lasciamolo alle anime belle e terziste). Erano centinaia di migliaia oggi sotto la pioggia a Roma. La più grande manifestazione in questo Paese dei lavoratori metalmeccanici. E senza Cisl e Uil.

Speravano, in molti, in incidenti. Addirittura c’era chi, con istinto da piromane come il ministro dell’interno Maroni, li aveva annunciati. Delusi tutti, quelli che volevano criminalizzare il pezzo più sano della nostra società e della nostra democrazia. Civili, pacifici e determinati. Irremovibili e incazzati. È stato un grande momento di politica e di democrazia. I monatti della violenza dell’insinuazione e della malainformazione se ne facciano una ragione. E se ne facciano una ragione anche tutti quelli che hanno cercato di isolare e addirittura criminalizzare il più grande sindacato italiano. La Fiom, e la Cgil tutta, ci sono e non hanno nessuna intenzione di mollare. È stato chiarissimo Guglielmo Epifani quando ha espresso con lucidità la necessità di andare avanti con la protesta contro la politica economica del governo: “dopo la manifestazione del 27 novembre in assenza di risposte da parte del governo noi continueremo anche con lo sciopero generale”.

Poi andava in scena, a eoni di distanza, la “non piazza” di Confindustria. Dal palco del XII Forum delle Pmi Marcegaglia si è scagliata contro il “teatrino schifoso” in cui è piombata la vita pubblica italiana, rivendicando l’autonomia e l’indipendenza “totali” di Confindustria dalla politica. Con rabbia e orgoglio ha rassicurato gli imprenditori che non cederà mai ai ricatti, anche perché non ci sono scheletri nell’armadio, e ha promesso che porterà a termine il suo mandato fino alla naturale scadenza, nella primavera del 2012, con rinnovata determinazione e senza piegarsi alle “cortine fumogene” e ai “veleni” che hanno investito viale dell’Astronomia. Peccato che di questo clima lei e la sua organizzazione ne hanno fatto attivamente parte. E non è un caso, infatti, che Rinaldo Arpisella, portavoce della Marcegaglia, lasci il suo incarico in Confindustria e torni “in azienda”. Anche lui travolto dal meccanismo del potere. Tutto il resto è dettaglio e estetica. Quello che rimane davanti ai nostri occhi è solo il fango maleodorante di questo intreccio fra politica, impresa, speculazione finanziaria e informazione che si è palesato dal “caso Boffo” in poi. E a cui anche Confindustria si è adeguata.

Ecco i due paesi che si confrontano. Due realtà assolutamente scisse. Da un lato un popolo che ha deciso di riprendere a lottare e a chiedere diritti e rispetto delle regole, libertà e dignità e rappresentanza. Dall’altro il paese dei ricatti e dei dossier, degli interessi inconfessabili. Dove politica e economia sono solo due termini dietro ai quali si nascondono gli ultimi colpi di coda di un sistema di potere arrivato a fine corsa. E forse, già in lenta emersione, si sta palesando il nuovo potere “ripulito” dei Marchionne e dei Montezzemolo. E non sappiamo se a farci più paura sia il futuro o il presente. Ma per oggi festeggiamo il ritorno al protagonismo di un intero popolo che in tanti davano per estinto.

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