Il lapsus di Bondi, la marionetta di Berlusconi e la primavera. Senza pecorino

Si chiama lapsus. Quello che ha fatto Sandro Bondi ieri sera a Ballarò. Doveva dire che il governo sarebbe “durato altri tre anni” e invece gli è sfuggito “tre mesi”. Tre mesi suona bene, per poi andare a votare a primavera come vuole Bossi (e lo vuole, eccome). Che le elezioni si faranno nel 2011 e non nel 2013 ormai sembra scontato. Gianfranco Fini farà nascere il suo partito nuovo di zecca martedì prossimo. È anche probabile che si dimetterà successivamente dalla presidenza della Camera per poi dare il via alla vera controffensiva nei confronti di chi ha orchestrato la campagna “immobiliarpolitica” dell’estate.  E che tutto sia riconducibile alle “pulsioni” del premier, parlo della campagna contro Fini portata avanti da Il Giornale e Libero, è evidente anche a un neonato.

Può reggere altri tre anni Silvio Berlusconi come premier di una maggioranza che non c’è? Si, certo che può. Ma solo come marionetta in mano, alternativamente, a Fini e Bossi. O forse solo a Tremonti. Intanto Umberto Bossi gela subito il premier. “A lungo termine non regge niente. Non c’è niente di eterno”. Tremonti si tiene in seconda fila. Montezzemolo in terza, che non si sa mai.

Questa sera, fra un’ora, il voto sulla fiducia. Scontata la vittoria di Berlusconi. Per ottenerla ha dovuto tirare fuori dal cesto delle prelibatezze del suo intervento delle cosucce da nulla come la scandalosa gestione (esordio del governo) della crisi Alitalia, la velenosissima questione del terremoto de L’Aquila dello scorso anno e la catastrofe della ricostruzione post sisma. E anche il terremoto (giudiziario, politico e mediatico) delle inchieste partite dalla vicenda grandi Eventi e dal G8 de La Maddalena. Anche quell’eutanasia culturale di massa chiamata riforma Gelmini non ha avuto spazio nel soliloquio presidenziale. Se solo Berlusconi avesse sfiorato questi temi i finiani non avrebbero potuto votare la fiducia. Quindi solo promesse. Su un radioso futuro.

L’opposizione è un po’ in affanno. Il Pd ancora non ha superato il trauma di scoprire che al suo interno sta proseguendo la guerra decennale fra Veltroni e D’Alema. L’Udc sta facendo i conti con un pezzo del suo partito che si è piegato alle lusinghe del premier (non chiamiamola compravendita dei voti, sarebbe inelegante), Vendola continua a chiedere le primarie ma a quanto sembra le primarie scivoleranno avanti ancora (tre mesi?). Di Pietro sbraita, ma alla fine si allinea a Bersani, aspettando che risolva i suoi problemi interni. E tutti fanno i conti con il movimento di Grillo. Che gongola, per il successo innegabile dell’happening di Cesena e per la ritrovata presenza sui media. Su Grillo evito di fare ulteriori commenti, altrimenti rischiamo di intasare il sito di proteste vibranti da parte dei fan del “leader spirituale” (così qualcuno dei movimentardi lo ha definito). Sono un po’ irritabili, di natura, appena si commentano le gesta epocali del comico, blogger, leader e vate (navigatore, esploratore e poeta, no?) genovese.

Insomma. Aspettiamo il notaio delle 19 e questi tre mesi bondiani. Ma, per favore, non passivamente, non rassegnati, questa volta.

p.s. (mentre andava in scena il premier alla Camera i pastori sardi manifestavano a via XX Settembre. Noi non ce ne dimentichiamo).

su Gli Italiani

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