Pd. Abbiamo scherzato

Fra annunci apocalittici, psicodrammi collettivi, alleanze improbabili e giochi di prestigio la sintesi di quello che è successo ieri in casa Pd è sintetizzabile con un “non è successo niente”. I 75 o 76 (su questo dato numerico in coda alla Direzione si è concentrato il dibattito) che hanno sottoscritto il documento Veltroni alla fine si sono astenuti sul documento portato al voto di Bersani ed è finita lì. Lo scontro alla fine non c’è stato. Solo uno “scontrino”. Tutto rimandato? Forse.

“I nostri elettori – ha dichiarato ieri Bersani – ci vogliono combattivi e ci chiedono di lavorare per evidenziare la crisi del berlusconismo. Non possiamo fare il gioco dell’oca e ricominciare sempre daccapo”. La sua relazione ha incassato il consenso unanime della platea, fatta eccezione per i 32 astenuti.
“L‘iniziativa dei 75 – ha continuato Bersani – è legittima, anche sui contenuti si può discutere, ma tempi e modi sono sbagliati. E’ stato un errore che ha creato sgomento, però non voglio bloccare il confronto perché noi non siamo un partito personale ma abbiamo gli organismi in cui confrontarci”.
Non vince, e questo era chiaro, Walter Veltroni, che alla fine sembra quasi cercare delle giustificazioni alla sua iniziativa. “Il documento – ha dichiarato ieri – è frutto solo del bisogno di discussione. Guai a fare un’equazione tra discussione e divisione. L’unità non è obbedienza e non è spirito acritico. Il Pd è la sfida della mia vita” specificando poi che “Bersani è il segretario di tutti noi”. Poi l’affondo sul recente passato: “Quando nel pieno della campagna elettorale in Sardegna Bersani si candidò per le primarie io non ci rimasi bene ma non obiettai. Bersani disse: stiamo solo discutendo. E lo stesso diciamo noi”.
Parliamo di immagine. L’immagine del Pd, in questa delicatissima fase politica, esce da questa vicenda enormemente indebolita. Da un lato un ex segretario che cerca di creare una sua area (interna o in prospettiva esterna che sia) rimanendo però fortemente minoritario, e poi un segretario in carica che non riesce a tenere compatto il partito attorno a un progetto, di programma e di futura possibile coalizione, che alla fine ancora non c’è. Le tante anime interne al Pd hanno dato spazio, soltanto, a una coda velenosa dell’antico scontro fra le leadership (entrambe tramontate) di Veltroni e D’Alema.
Nessuno però crede a un vero passo indietro dell’ex sindaco di Roma. E questa storia non è ancora chiusa. Per ora accontentiamoci di un “abbiamo scherzato”.

www.gliitaliani.it

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