Il dinosauro Masi e il suo regolamento da televisione di Stato iraniana

Lasciamo perdere ogni commento relativo alla tempistica politica dell’ultimo atto interno del dg della Rai Mauro Masi. Un atto mirato, l’evidenza fuga ogni dubbio, a mettere in difficoltà Santoro e Anno Zero. La trasmissione va in onda domani, fra mille difficoltà, e questo “appunto” di Masi è solo l’evidente proseguimento dello scontro fra i vertici dell’azienda e il conduttore e la sua squadra. Una guerra che non ci appassiona.
Ma è nell’idea stessa di televisione che emerge dal regolamento elaborato da Masi per i talk show che si nasconde il vuoto culturale e imprenditoriale dell’ubbidiente dg (ai voleri della maggioranza). Vediamo di che si tratta.
Nel primo dei cinque punti, il dg «richiama ulteriormente al rispetto delle fasce orarie di tutela dei minori». Il secondo riguarda il pubblico in studio: «Non deve essere prevista in alcun modo la presenza in studio del pubblico come parte attiva, in linea di principio neppure con applausi». Terzo punto: «I talk-show devono garantire, sempre e nella stessa trasmissione (mentre per il presidente Garimberti va analizzata una serie di puntate – ndr), il rispetto dei principi del pluralismo e del contraddittorio ad eccezione delle trasmissioni articolate su un unico rappresentante politico. A tal fine si considera rilevante e vincolante l’individuazione e la gestione anche degli opinionisti». Quarto: «Sempre nei talk-show, in analogia con quanto avviene negli altri paesi europei, il conduttore nel corso della trasmissione deve mostrarsi terzo ed effettivamente imparziale». Infine, quinto ed ultimo punto: «Le interviste ai partecipanti devono essere realizzate in sequenza di contraddittorio assicurando tendenzialmente a ciascun ospite lo stesso tempo di parola».
Pubblico ordinato e silente, conduttore notarile, minuti contati al decimo di secondo. E mi raccomando nessun argomento scomodo che offenda i bambini. Come per esempio l’inchiesta sulla pedofilia e Chiesa che diede tanto fastidio al Vaticano? Oppure il racconto del mignottamento della scena politica italiana?
Una tv ingessata, fredda, assolutamente fuori dalla storia e dai gusti di un pubblico sempre più esigente (anche se svaccato).
Ogni volta che Masi&co si lanciano in questo tipo di iniziative mi sorge il dubbio su chi gli paghi lo stipendio. Ma si sa, di questi tempi, farsi domande di questo genere è solo esercizio retorico.

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