Il Paese sparente. Aspettando i tatticismi dei palazzi

“Sono andato via dal Milan per incompatibilità con Berlusconi. A Narciso tutto quello che non è specchio non piace”. Così parlò l’ex allenatore rossonero Leonardo. Ultimo dei “traditori”. Per ora. Siamo certi che questa sia stata la pugnalata più dolorosa della settimana per il cavaliere. Ma così vanno le cose. Quando si è superato il crinale e inizia il declino si materializza la solitudine. Perfino il denaro e le lusinghe non garantiscono il futuro. La campagna acquisti di parlamentari non sta andando poi così bene. E quindi, disperati, si va a cercare consensi ovunque. Anche a casa dei “poi mica tanto post fascisti” de La Destra di Storace. Berlusconi crede di governare con il pugno di ferro, di avere ancora il potere di vita e di morte sulla coalizione, ma si sbaglia. Ormai l’unico che può fare la differenza è Bossi. La Lega deciderà se ci sarà ancora un futuro per questa legislatura. Solo lei.

Martedì in Sicilia andrà in scena l’esperimento Lombardo, con Mpa, pezzi dell’Udc, quella roba strana del Pdl (ora ex) di Micciché (che tutti sanno essere alleato di Dell’Utri), il Pd (il PD???) e i finiani. Poi il 28 inizia lo psicodramma alla camera. E nessuno sa cosa potrà succedere. Dalla Sicilia arriverà certamente qualche indicazione, ma il laboratorio siciliano non sembra più in grado di fornire “differenza”, di anticipare i tempi, di dare indicazioni su possibili futuri.

Ieri è iniziata la festa dell’Idv a Vasto. Anche Di Pietro sembra in affanno. Anche fisicamente. Da un lato Bersani non si fida, dall’altro Veltroni lo sbeffeggia, Vendola lo ha bruciato negli scorsi mesi con dei calcoli affrettati, De Magistris si è un po’ defilato in attesa di capire, probabilmente, cosa succederà e il partito non è più così tanto un monolite. E l’amico Grillo ormai corre da solo e si è fatto il suo partitino a gestione internettiana sfilando a Tonino un mare di consensi. L’opposizione interna è stata repressa negli scorsi mesi con durezza, ma non si è affatto sopita. Non sarà un percorso facile. Di Pietro rischia di trovarsi isolato. Dentro il partito e soprattutto in un possibile centro sinistra.

Un centro sinistra che non c’è, che fatica, che non trova idee e collante. L’ultima uscita di Veltroni e dei “più di settanta” che hanno firmato il famigerato documento del “movimento” (poi il termine “movimento” è sparito dalla versione ufficiale ma quella parola è stata scritta e pronunciata e pesa), ha di fatto aperto una crisi nel Pd tutta in chiave di vertice e di scontro. Ancora il dualismo fra Veltroni e D’Alema. Stiamo assistendo a questo. Con un po’ di tristezza assistiamo agli appelli rassicuranti di Enrico Letta e di Bersani. Ma ormai nessuno, persino i più fiduciosi, crede nel futuro del Pd e nella capacità dei suoi di dare una guida a una coalizione credibile e soprattutto vincente. Alla fine, ne siamo quasi certo, proprio dal Pd (e probabilmente dai veltroniani) uscirà il nome del candidato Montezzemolo. Con tutto quello che l’uomo della Ferrari (e della Confindustria anche oggi) rappresenta. Fine corsa.

Camilleri dice che ci sono “troppi galli nel pollaio” e che quello è il problema di questo Partito Democratico che non decolla, arranca. Troppi e con una visione del mondo ristretta. Talmente ristretta che perfino lo sforzo di fantasia di pensare a una coalizione da stringere attorno a una figura come Vendola sembra essere tramontata.

Una piccola parentesi. E Chiamparino? Vuole cambiare le regole del Pd per consentire la sua candidatura. Questo il suo attuale contributo al dibattito. Sorvoliamo.

Intanto il Paese arranca. Il prossimo anno, questo dicono i dati, saranno più gli italiani che perdereanno il lavoro di quelli che lo troveranno. La scuola (il futuro di questo Paese) è diventato un guscio vuoto. Svuotato di risorse, di fantasia, di progetti. La produzione è al minimo, tutti i settori economici sono in calo e il “risparmio”, quello dei cittadini progettato e costruito in decenni di paziente familiare e personalissima costruzione, è stato eroso da questa crisi che non sembra mai finire per il nostro Paese. Nessuno sa quando finirà, e soprattutto nessuno sta cercando di dire come finirà e quali sono gli scenari possibili su cui investire per la ripresa.

C’è solo un piccolo frammento economico/sociale che cresce in questa situazione. Si tratta di due giornali. Uno è Il Giornale di Feltri, l’altro Il Fatto di Padellaro e Travaglio. Ciascuno di loro è legato al futuro e alla durata dell’agonia del berlusconismo. Il Giornale è ovvio che sia a traino del futuro del cavaliere. E’ l’arma più efficace, e a guida familiare, di Berlusconi. Il Fatto, per conto suo, senza Berlusconi e i berluscones non saprebbe che scrivere. Due giornali totalmente opposti, che vivono di linguaggi e titoli strillati assolutamente speculari. Beati loro. I bilanci, e solo i loro, non sono in rosso. Mentre le loro vendite crescono, l’intero sistema informativo italiano è ridotto ai minimi termini. In Italia si vendono altrettanti giornali che nel 1939 alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale. E internet, nonostante le nostre speranze, non sta riempiendo come potrebbe questo vuoto. La gratuità senza finanziamenti o processi di sostegno da parte dei lettori non regge la lunga durata. Non c’è continuità.

In attesa di quel 28 settembre in cui comincerà a delinearsi, forse, il percorso futuro della politica italiana (voto o non voto, rimpasto, transizione?) intanto noi ci accontentiamo di raccontare frammenti di questo Paese. Cercando di rimanere, con sforzo a volte, aggrappati a un’unica regola minima. Essere, sanamente, critici.

Gli Italiani

p.s. (il titolo del pezzo è un omaggio al libro “La società sparente” di due amici, Francesco Saverio Alessio e Emiliano Morrone)

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...