Veltroni candida Vendola e forse così lo brucia. Continua la guerra fra Walter e Massimo


su Gli Italiani

Cominciamo con il dire che l’ultima dichiarazione di Walter Veltroni ci ha lasciato totalmente spiazzati. Quella di un’investitura di Nichi Vendola a guidare la coalizione di centro sinistra per le prossime elezioni. «Vendola svolge una funzione molto importante per il centrosinistra, se aggrega la sinistra radicale che esiste nel paese e la porta dentro un’alleanza riformista. Con lui bisogna dialogare e avere attenzione». Questo ha dichiarato Walter Veltroni a “Repubblica Tv”. Quando gli viene chiesto se Nichi Vendola possa essere il leader del centrosinistra, Veltroni osserva: «La prima cosa che ha il Pd fosse il partito nato dall’esperienza dell’Ulivo. Trovare le convergenze è importante e positivo ma ho dubbi su ritorno alla frammentazione dei 18 partiti. Penso che Vendola abbia in testa un’altra cosa, di aggregare un’area e portarla in un rapporto con il Pd, credo che questo sia utile e positivo».

Non nascondiamoci dietro un cerino. La candidatura di Vendola, e non l’abbiamo mai nascosto, a guidare il centro sinistra ci è sempre piaciuta. Ma quest’uscita di Veltroni, e in particolare in questa di fase di scontro interno al Pd, non ci fa pensare a una scelta del tutto disinteressata e trasparente. Cominciando dalla precedente investitura, di meno di un mese fa, di Chiamparino, fatta trapelare sempre da Veltroni.

La scelta di spendere il nome di Vendola ora potrebbe essere motivata solo in chiave di contrapposizione a Bersani (e quindi a D’Alema). Quella che sta conducendo oggi Walter è una guerra di logoramento nei confronti della leadership di Bersani. Quindi non una dichiarazione di intenti mirata alla coalizione, ma solo una faccenda interna al Pd. Anche le alleanze veltroniane (da Fioroni a Gentiloni passando per Realacci) non sembrano proprio essere mirate a sostenere Vendola quanto a spezzare la difficile pax raggiunta in questa fase da Bersani e Franceschini.

A confermare questa sensazione anche il continuo stillicidio dia anticipazioni rilasciate alla stampa sul fantomatico documento “Veltroni & co”. Ecco, per esempio, l’ultima (alle 15) di oggi. «il Pd è riuscito ad ottenere quasi il 34% dei voti nel momento di massima difficoltà per il centrosinistra e di massimo consenso al berlusconismo e fatica oggi a stare sopra il 25%, in piena crisi politica del centrodestra». Questo uno dei passaggi che si legge nella bozza del documento promosso da Walter Veltroni, Beppe FIoroni e Paolo Gentiloni che sarà reso pubblico nei prossimi giorni. Il testo, di cui ormai si conosce quasi tutto ma nessuno ufficialmente sa nulla, riapre il dibattito sull’interpretazione del risultato delle politiche del 2006, quando sotto la guida di Veltroni il partito raggiunse il 33,1% dei suffragi, pur perdendo le elezioni contro il Pdl. «Il Pd – si legge in un altro passaggio – sia pure in un quadro di sconfitta nella competizione sul governo, resa inevitabile dal fallimento dell’Unione di centrosinistra, ha saputo suscitare una grande speranza nella società italiana. E raccogliendo il consenso di un elettore su tre, non solo ha posto la premessa principale di una strategia di riconquista del governo su un terreno di affidabilità e di innovazione, ma in un epoca segnata dalla frammentazione e dalla proliferazione di partiti effimeri, personali, privi di democrazia interna, ha dato un grande contributo alla rivalutazione del ruolo del partito politico come istituzione civile». Più sotto il testo torna ad insistere sul buon risultato del Pd nel 2006, sottolineando il «paradosso» della difficoltà di andare oltre il 25% nonostante «la crisi politica del centrodestra».

Ma andiamo avanti. C’è un altro passaggio delle dichiarazioni di oggi di Veltroni che lascia perplessi alla luce anche dei numerosi attacchi alla segreteria del partito dal rientro dalle ferie in poi. «Io non sego l’albero ma lo puntello. Per me il leader è Bersani. Io agirei in base all’ego? – reagisce Veltroni – ma se ho scritto il libro “Noi” c’è una cosa però a cui non rinuncio ed è quello a cui credo». E ancora. «Con D’Alema come è noto ci sono differenze di non poco conto ma è un uomo politico intelligente e l’altra sera ha dimostrato che la situazione è nuova e non è più la fase di puntare prima sulle alleanze, soprattutto l’Udc». Liquidando poi il progetto di legge elettorale avanzato proprio dal suo rivale di sempre. «L’importante è che si tenga fede al bipolarismo, perchèi cittadini devono scegliere il governo, i loro rappresentanti con i collegi e le primarie. Questi due principi si possono tradurre in molti sistemi e bisogna tenersi aperti al confronto. Io sono per il doppio turno alla francese, poi c’è il tedesco ma con una soglia del 5%, non alla amatriciana».

Il timore, nostro e non solo, è che questa candidatura veltroniana di Vendola sia alla fine il tentativo di liquidare Nichi una volta per tutte dalla corsa alla leadership del centro sinistra. Per fare cosa? Forse per ritirare fuori quel “convitato di pietra” mai citato ma sempre presente nell’ombra, e negli incubi, della sinistra della coalizione? Parliamo ovviamente dell’assente (non solo dalla scena politica ma anche da quella imprenditoriale) Luca Montezzemolo, che guarda caso, come si conviene in questi casi, è in viaggio, diplomaticamente, in India con la sua Ferrari. Sfilandosi dall’assemblea Fiat proprio nel momento di maggior tensione da trent’anni provocata dalle scelte di Marchionne.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...