Veltroni e le leggi della robotica di Asimov


La notizia, poi smentita (ma fino a che punto?), che Veltroni avesse intenzione di formare un nuovo gruppo parlamentare avviando di fatto una scissione nel Pd ha fatto sobbalzare l’intero centro sinistra italiano per alcune ore. Poi un soffio rassicurante di velenoso buonismo.

“Io questo partito ho contribuito a fondarlo in maniera determinante”. ha risposto così Veltroni ai giornalisti che gli chiedevano se si sarebbe fattopromotore di un gruppo autonomo dal Pd. E poi ha aggiunto: “La cosa più importante in questo momento è che il Pd recuperi forza, quella che aveva al momento della sua nascita”. In conclusione per l’inossidabile Walter “il Pd deve rimanere il perno centrale di un polo riformista”.

Questa notizia non-notizia mi ha fatto tornare in mente un articolo velenoso che avevo scritto a gennaio scorso, subito dopo le primarie in Puglia, sui paradossi evidenti all’interno del gruppo dirigente del Pd. L’articolo è tuttora attualissimo e lo ripropongo.

Iniziamo da Vendola. Il successo alle primarie in Puglia è innegabile, clamoroso. Un successo personale, prima di tutto. Vendola ormai rappresenta quasi esclusivamente se stesso. Nessun partito o schieramento visibile e consistente a sostenerlo. Anzi, se non conoscessimo bene la sua lunga storia di quadro e dirigente della sinistra italiana, la sua candidatura e la sua vittoria potrebbero essere lette in chiave antipolitica, o meglio anti partitica. E così probabilmente è stato. Ma oltre al sucesso di Nichi emerge un altro dato. Queste primarie pugliesi rappresentano soprattutto il colpo di grazia alla politica meramente tatticistica del Pd. Di quel modo di intendere il partito e la politica che in Puglia ha un nome e un cognome: Massimo D’Alema. Punto e a capo.
Il Pd ormai è non riesce più a reagire davanti all’emergere di tutte quelle contraddizioni irrisolte insite nel suo Dna fin dalla sua nascita. Voler rappresentare da solo il centrosinistra senza a riuscire ad essere totalmente di centro e ancor meno di sinistra. Leggo perfino su Le Monde (che burloni questi francesi) della rassegnazione del Pd italiano. Della rassegnazione con cui Bersani da un lato si è visto prendere a ceffoni da Vendola e dall’altro dalla procura che ha messo sotto inchiesta il neo sindaco di Bologna. Rassegnato Bersani, rassegnato il partito.
Non c’è da stupirsi. Se applicassimo le leggi della robotica di Asimov all’oggetto Pd tutto diventerebbe più chiaro. Le leggi della robotica e il Pd? Mi è andato di volta il cervello? A cercare di capire cosa stia succedendo al Partito democratico poco ci manca. Poi la rilettura di alcune pagine di Isaac Asimov mi ha dato qualche strumento di analisi in più.
Ma andiamo a vedere di cosa trattano queste benedette leggi:

1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.
2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima e con la Seconda Legge

Trasferiamole, queste benedette leggi, nell’universo Pd. Ecco qui:

1. Un partito non può recar danno a un suo dirigente né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un dirigente riceva danno.
2. Un partito deve obbedire agli ordini impartiti dai dirigenti, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
3. Un partito deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima e con la Seconda Legge

Se applicate al Pd si verifica, in caso di violazione, il blocco del partito, l’immobilità. Stesso avveniva ai robot nei romanzi di Asimov. Che però, nell’evolversi della narrazione, si accorse dell’inghippo e tirò fuori dal cappello del buon scrittore la cosiddetta “legge zero”. Eccola con le modifiche all’impianto di norme conseguenti:

0. Un robot non può recare danno all’umanità, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l’umanità riceva danno.

Le altre 3 leggi vengono modificate di conseguenza:

1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno. Purché questo non contrasti con la Legge Zero
2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Legge Zero e alla Prima Legge.
3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Legge Zero, la Prima Legge e la Seconda Legge.

È evidente che ad oggi il Pd non ha ancora scoperto la legge zero.

www.orsatti.info

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