La Russa, Starace e la tragedia mutata in farsa

di Pietro Orsatti su Gli Italiani

A volte parlare di Ignazio La Russa è come sparare sulla Croce Rossa. Troppo spesso si cade nel grottesco, è il personaggio che ci trascina, mentre si cerca di dare un senso compiuto alle sue gesta e in particolare alle sue tracimanti dichiarazioni. Ignazio è troppo, tanto. Straborda. Troppa retorica, troppa tattica ammiccante, troppa muscolarità, come ci ha dimostrato nel suo pacato intervento nei confronti di un freelance rompiballe che faceva troppe domande a una conferenza stampa. Talmente pacato il suo intervento da essersi in breve trasformato in vero e proprio tentativo di “contatto fisico”. Ma si sa, il personaggio è così, prendere o lasciare.

Ma torniamo alla retorica, di cui La Russa è moderno maestro indiscusso. Come direbbe Alex Drastico, “un contemporaneo, và”. Ne fa un uso bulimico, assordante. Soprattutto quando vuole mettere in luce le sue gloriose gesta di ministro della Difesa. Quando parla dei nostri ragazzi gli trema la voce, l’occhio si fa lucido, il soliloquio si fa imponente, epico. Quale che sia l’argomento, il tema, la notizia. Appena Ignazio vede scintillar una stelletta, vibrare un gagliardetto o sente il poetico fruscio di una mimetica, si accende. E occupa. Occupa ogni spazio possibile e immaginabile dei media e in particolare del sistema radio telivisivo pubblico. Cercando di “vendere” il prodotto, questa nuova versione neo coloniale dell’esercito italiano “larussizzato”. E cercando di piazzare bufale, che siano notizie o progetti o indirizzi di governo.

Insomma, da qualche mese Ignazio La Russa sta cercando di sbolognarci la patacca della cosiddetta mini-naja, ne parla a piè sospinto, non c’è programma radiofonico o televisivo che non abbia visto un suo mirabolante intervento sull’argomento. Insomma, l’uomo sa come esercitare il proprio potere per spammare il suo progetto sull’intero mondo dell’informazione. E oggi la conferma, epocale, del suo giocattolino. A costo zero? Neanche per sogno. E la lobby dei formatori “con stelletta” ringrazia. Ecco quindi il lancio di agenzia del pomeriggio…

Al via oggi, dopo la prima fase di sperimentazione, il primo corso della cosiddetta ‘mini-naja’, il progetto ‘Vivi le forze armate-Militare per tre settimane’ voluto dal Ministro della Difesa Ignazio La Russa, che parla di ”data molto importante”.
La Russa, questa mattina, a Pisa, nella Caserma ‘Gamerra’ che ospita il Centro di addestramento paracadutismo, ha presenziato all’avvio del corso. Fino al primo ottobre, i ragazzi ammessi (tra i 18 e i 30 anni di eta’) vivranno tre settimane da ‘militari’, in varie caserme dell’Esercito (tra i corpi coinvolti, oltre alla Folgore, ci sono gli Alpini, la brigata Taurinense, Genio) e dell’Aviazione dove riceverrano un addestramento di base, cenni sulle Forze armate, nozioni di primo soccorso. Per il 2010 il numero massimo dei frequentatori e’ fissato in 1.200 unita’, ”pero’ – ha detto La Russa – ho gia’ chiesto che si possa raddoppiare e l’anno prossimo il numero massimo di 5 mila sara’ raggiunto”. Scopo dell’iniziativa, ha spiegato il ministro, e’ quello di ”permettere anche a chi non fara’ il militare di professione di vivere intensamente, per tre settimane, la vita e i valori di un militare e di iscriversi poi all’associazione militari in congedo per sentirsi parte della grande famiglia delle Forze Armate”. La Russa si e’ anche detto felice per la presenza di ”molte donne” e per la ”grande adesione” soprattutto tra i piu’ giovani, ricordando anche come siano arrivate le richieste di 163 ”nuovi italiani che si sentono italiani e amano l’Italia”.
La cerimonia ha visto il passaggio di consegne (con la cessione di una ‘mimetica’) tra i ragazzi che hanno frequentato i primi corsi sperimentali e i giovani del primo corso effettivo. A chiudere la mattina il lancio di precisione con atterraggio nel piazzale della caserma della sezione d paracadutismo del Centro sportivo esercito, che detiene sette campionati del mondo assoluti tra squadra e individuali. A La Russa la Folgore ha consegnato un brevetto ‘simbolico’ da paracadutista e a questo proposito, il ministro ha raccontato un aneddoto: ”Da giovane – ha detto – avevo preso il brevetto ed ero in attesa del primo lancio. Allora, pero’, c’era una legge che prevedeva la necessita’ di una autorizzazione dei carabinieri per il lancio e la sera prima mi arrivo’ il diniego, non perche’ avessi dei precedenti penali o dei procedimenti in corso, ma perche’ ero un militante di estrema destra. Mi sono ‘vendicato’ facendo prendere il brevetto a mio figlio e ai miei nipoti e ora anch’io faro’ il primo lancio, magari in coppia con un istruttore”.
Tra i giovani, Martina, 18 anni, di Vicenza, che ha frequentato il corso sperimentale tra gli alpini e’ entusiasta: ”Una esperienza indimenticabile, che consiglio a tutti. Ho imparato quale e’ lo spirito alpino, i nostri superiori ci hanno insegnato quanto sono importanti il cameratismo e l’aiuto reciproco”. Grandi aspettative per Bruno, 19 anni, di Torino: ”Sono molto contento per questa iniziativa. Non sempre i ragazzi della mia eta’ sentono quanto sia indispensabile l’attaccamento alla patria”. (Asca)

Ripassiamo un po’ di storia patria per trovare personaggi altrettanto retorici a cui paragonarlo il nostro ministro alla retorica militarista. E troviamo, in un più remoto ventennio, un uomo altrettanto abile nell’esercizio della propaganda. Starace. Già me lo vedo il nostro Ignazio con i calzoni alla zuava dare il ritmo per la ginnastica del sabato mattina. Un sabato fascista, ovviamente. Uno, due, tre… flessione… quattro, cinque e sei… salto mortale nel cerchio… sette, otto e nove… tutti in fila per la tradotta che porta al fronte. Allora era la Libia e poi la Grecia e l’Albania. Ora è l’ipertecnologico fronte di Herat e del sud dell’Afghanistan. Dove la guerra è una roba vera, di sangue e merda, e non quattro slogan strillati in un siparietto durante una trasmissione di intrattenimento. Dove la tragedia, attraverso le parole dei retorici, si trasforma puntualmente in farsa.

Nota per chi non si ricorda chi era Starace

Geraraca fascista, politico, dirigente sportivo e anche presidente del Partito Fascista.

Il giovane Starace già nell’agosto 1914, mentre era seduto al caffè Biffi di Milano, ingaggiò una rissa contro manifestanti pacifisti, che portando al collo dei fazzoletti rossi e sventolando bandiere rosse, sfilavano nella Galleria gridando slogan contro la guerra. Starace, da solo, li aggredì gridando loro: “Traditori d’Italia, non permetteremo che facciate dell’Italia una Svizzera di albergatori e di camerieri”. Afferrata l’asta di una bandiera la spezzò e con quella affrontò coloro che gli venivano incontro.

Ogni parallelo con il ministro della Difesa e del Billionaire è assolutamente casuale.

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