Lettera al Presidente Napolitano. "Migliaia di italiani saranno costretti a violare la legge per difendere la Costituzione"

Caro Presidente,

le scrivo come a un amico, l’amico che custodisce il bene più prezioso della nostra società. La Costituzione. Le scrivo con un misto di speranza e sconcerto. Perché ogni giorno che passa diventa sempre più difficile, e le assicuro non solo per me, capire cosa stia succedendo in questo nostro Paese.

Lei continua a mandare messaggi di ottimismo agli italiani ogni qual volta prende la parola pubblicamente, ma forse non sa che per la grande maggioranza di noi l’ottimismo è un lusso. Siamo tutti troppo impegnati a sopravvivere per essere ottimisti. Troppo confusi e spaventati per avere speranza. Vediamo giorno dopo giorno liquefarsi il patto sociale che ha tenuto in piedi questo Paese per 65 anni, quello sancito nell’articolo 1. Non è colpa sua, Presidente, ma ormai da anni, se non decenni, il lavoro è uscito dal racconto sociale. Il lavoro, paradigma centrale nel Novecento, da valore e fondamento del contratto democratico è diventato elemento accessorio. Un surplus. Sia sul piano culturale che su quello materiale. Quando la disoccupazione a livello generale supera il 10% e per i giovani il 30%, non è in pericolo solo la stabilità economica e sociale di una Paese, è in pericolo la democrazia.

Quando poi oltre a questo dato incontestabile si aggiungono altre pericolosissime e ormai quotidiane aggressioni a diritti fondamentali dei cittadini sanciti dalla Carta costituzionali, lo sconcerto si trasforma in allarme, tensione e purtroppo conflitto. Equità sociale, trasparenza assoluta della pubblica amministrazione, legge uguale per tutti, questione morale  e lotta alla corruzione, diritto di espressione e diritto di essere informati, contrappesi fra i poteri dello Stato, indipendenza della magistratura: è evidente a tutti i cittadini che in questo Paese alcuni poteri intendono mettere pesantemente mano su questi nodi irrinunciabili del patto di cittadinanza. Come è sempre più evidente che parallelamente si sta procedendo, attraverso un numero spropositato di decreti e leggi ordinarie, alla riscrittura de facto della Costituzione andando perfino a toccare l’unità dello Stato.

Sono perfettamente consapevole che i suoi poteri sono molto limitati e di come sia difficile per lei, oggi, contrapporsi a questo attacco concentrico contro la Costituzione. Ma so anche che in politica la parola pesa, e che la sua potrebbe essere determinante a modificare un andamento che sembra voler archiviare la democrazia parlamentare nata dalla Resistenza e dalla Costituente del primo dopo guerra. La sua parola, il suo giudizio, suoi eventuali messaggi alle Camere, potrebbero avere un potere politico sostanziale ben più efficace di rimandare ogni tanto quei testi più grossolanamente anticostituzionali come le è capitato di fare in questi anni.

Lo so che per fare questo, per uscire allo scoperto oltre alla ritualità a cui, per legge, è vincolato, è necessario che ci sia un pericolo per la democrazia e la tenuta dello Stato. Ma, caro Presidente, è proprio di questo di cui sto parlando. Ormai c’è un divario enorme fra legalità e giustizia, fra norma e democrazia. Ci sono interi settori del Paese che si troveranno costretti, per necessità e per scelta, a violare alcune delle leggi che sono nate ultimamente e stanno vedendo luce in queste settimane. Le faccio due esempi, quello dell’obbligo di denuncia da parte dei medici in caso si ritrovino a curare dei migranti clandestini e poi quello che spingerà molti di noi operatori dell’informazione a violare molti dei vincoli imposti alla stampa nel Ddl intercettazioni in discussione in queste ore. Caro Presidente, ci saranno persone che violeranno e in parte già violano norme approvate dall’attuale coalizione di maggioranza. Se questo non è un allarme per la tenuta della nostra democrazia, cos’altro è? Quando le leggi contrastano così palesemente con il patto costituzionale e i diritti fondamentali sanciti da ogni democrazia matura – come dovrebbe ed è stata finora la nostra – il pericolo è davvero troppo. Centinaia di migliaia di giovani, ricercatori, scienziati e professionisti hanno già preso la via dell’emigrazione verso altri Paesi. Una migrazione di massa della parte più importante della nostra società. Altre migliaia di persone civilmente violeranno sistematicamente le leggi più inique approvate nella nostra storia repubblicana. Violare le leggi per garantire la giustizia, per difendere il Paese e la sua democrazia costituzionale: è questo il paradosso a cui stiamo per assistere.

Per questo la invito a dare un segnale autorevole e inequivocabile in difesa di questo Paese e di questa democrazia. Finché si è ancora in tempo, prima che di questa nostra Italia non rimangano solo macerie. Facendo tutto quello che può grazie alla sua esperienza e all’autorevole ruolo che ricopre grazie alla sua carica. Parli a questo Paese ed eserciti il suo diritto di critica.

Un caro saluto

Pietro Orsatti

Annunci

12 pensieri riguardo “Lettera al Presidente Napolitano. "Migliaia di italiani saranno costretti a violare la legge per difendere la Costituzione"

  1. NAPOLITANO: UN ORPELLO DELLA DEMOCRAZIA

    Giorgio Napolitano, noto dissidente comunista, firma il “legittimo impedimento”, affermando così, ancora una volta, l’inutilità di una tale carica e mortificandone il compito e la funzione, nella speranza di passare alla storia come un presidente neutrale, super partes e di buon senso. A tempo debito e alla luce dei fatti e degli avvenimenti, la storia confermerà la stupidità di un tale atteggiamento; di un uomo che, per quieto vivere, infantilismo politico e qualunquismo, ha rinnegato gli ideali e le ragioni, all’origine della sua storia politica.
    In questo modo, viene messa in discussione la sua buona fede e l’autenticità dei suoi valori morali ed etici.
    Da tutto ciò si evince che il nostro Presidente della Repubblica non ha alcuna consapevolezza della realtà e della gravità della situazione socio politica e quindi, minimizza i suoi atti e comportamenti, adducendone un significato retorico e formale. In verità, l’incoscienza di un tale atteggiamento, mette a serio rischio la tenuta dei principi fondamenti della democrazia, e relativizza ogni parametro di giudizio.

    Gianni Tirelli

  2. Il paradossale divario tra legge e giustizia di cui parla purtroppo lo stiamo continuando ad accettare perche drogati da tanti e quali mezzi di manipolazione mentale che non possiamo enumerarli.
    Qualcuno sostiene che la legge non é giusta però é legge.Ovviamente solo un italiano può accettare una simile ingiuria perche assuefatto al predominio criminale della casta ma parland con persone civili chiedo : come può un qualsiasi cittadino infrangere la legge in difesa della Costituzione che deve averla ispirata?
    Io credo che Lei si riferisca piuttosto ad una legge morale che in ogni modo questi schifosi tntano di farci dimenticare.La lenta tortura cui ci sottopone un governo criminale attraverso le istituzioni usurpate serve ormai a cancellare la coscenza di ognuno.Questo stato non é solo criminogeno ma satanico.
    Il presidente della repubblica ha una grave responsabilità e un urgente dovere.Purtroppo però dobbiamo prendere atto che non ha nessuna intenzione di adempiere al suo dovere.La sua posizione ci impone anche di chiederci se questo sia dovuto a una qualsiasi forma di complicità in un azione eversiva già conclusa oppure semplicemente sia solo una vittima di ciò che tutti subiamo a volte increduli.In ogni caso l’iniziativa per il procedimento di impeachment dovrebbe essere un dovere per ogni parlamentare che é stato eletto per i suoi valori democratici e non uno spaventapasseri da piantare quando ormai il raccolto é sfumato.

  3. SU, UN PO’ DI OTTIMISMO!!

    Ma perché questa manovra, in questo momento?? Perché tagliare i fondi, alla cultura, alla scuola, ai servizi sociali? Mio Dio, signori della maggioranza.. un pò di ottimismo!! La predica l’abbiamo ascoltata più volte, proprio da voi – dal pulpito del parlamento…<>. Cos’è cambiato da allora, per costringervi a varare questa minacciosa manovra?? Un’imposizione dell’Europa che, per delicatezza, volete onorare visti i cordiali rapporti che intercorrono? O forse, il vostro modo di governare non è che una becera e sistematica opera di populismo da repubblica delle banane, uno di quei posti tranquilli e assolati dove vorreste tanto vivere, fra palme, aperitivi e signorine a pagamento?
    Io ho la netta sensazione e la quasi convinzione che, molto presto (e più per forza che per amore), potrete coronare questo sogno e trascorrere il resto della la vostra miserevole esistenza, in quel limbo gelatinoso fatto di ozio, stupidità, decadenza e bruttezza morale. Per quanto riguarda le spese, non preoccupatevi; paghiamo noi, come sempre!! Basta che vi togliate dai coglioni, una volta e per tutte!!

    Gianni Tirelli

  4. Sono un geologo dipendente della Provincia di Ravenna. Mi occupo di attività estrattive, pareri sismici, subsidenza, frane, erosione costiera, alluvioni. Sono abituato ad usare la mia coscienza e la mia logica, e perciò sono costretto ad andare contro corrente. Ho intrapreso, da tempo, un vasto studio antropologico che riguarda il comportamento umano, in vari casi (dagli stermini, alla colonizzazione, alle guerre imperialiste, alle ingiustizie e caste di potere che si costituiscono tra i ricercatori, anche “di massimo livello”, alle religioni): insieme all’enorme entità di obbrobri e scempi che gli esseri umani hanno prodotto nella loro storia (in tutti i campi, e in tutto il mondo, con una menzione di demerito gravissimo a carico dell'”occidente”), ho imparato anche che Raul Hilberg, che ha scritto la bibbia della storia della Shoah, individua una delle principali ruote della barbarie nazista nella impeccabile disciplina della pubblica amministrazione: pressoché nessuno dei funzionari tedeschi si chiese mai se le leggi che erano chiamati ad applicare fossero giuste o sbagliate, le applicarono senza mai discutere né pensare, e divennero così responsabili come le SS, l’esercito tedesco, l’apparato produttivo e finanziario tedesco ed il partito nazista.
    Se vogliamo fare la stessa fine, se non vogliamo rischiare nulla della nostra beata, eterna “evasione”, se non vogliamo vedere la realtà (italiana e del mondo), siamo sulla buona strada: ma alla fine pagheremo, comunque, anche noi. Per parafrasare Goya, il sonno della coscienza e della ragione genera mostri: e quei mostri rischiamo di essere proprio noi.
    Tullio Bagnari

  5. NAPOLITANO: UN ORPELLO DELLA DEMOCRAZIA

    Giorgio Napolitano, noto dissidente comunista, firma il “legittimo impedimento”, affermando così, ancora una volta, l’inutilità di una tale carica e mortificandone il compito e la funzione, nella speranza di passare alla storia come un presidente neutrale, super partes e di buon senso. A tempo debito e alla luce dei fatti e degli avvenimenti, la storia confermerà la stupidità di un tale atteggiamento; di un uomo che, per quieto vivere, infantilismo politico e qualunquismo, ha rinnegato gli ideali e le ragioni, all’origine della sua storia politica.
    In questo modo, viene messa in discussione la sua buona fede e l’autenticità dei suoi valori morali ed etici.
    Da tutto ciò si evince che il nostro Presidente della Repubblica non ha alcuna consapevolezza della realtà e della gravità della situazione socio politica e quindi, minimizza i suoi atti e comportamenti, adducendone un significato retorico e formale.
    In verità, l’incoscienza di un tale atteggiamento, mette a serio rischio la tenuta dei principi fondamenti della democrazia, e relativizza ogni parametro di giudizio.

    Gianni Tirelli

  6. SE PER IPOTESI, BERLUSCONI..

    Se Silvio Berlusconi, per una inquietante, quanto suggestiva ipotesi, fosse stato il leader del Partito Democratico al governo, l’attuale maggioranza (ma opposizione nell’immaginario), dopo la prima legge ad personam, ne avrebbe chiesto la testa, e non in senso metaforico.
    Non oso pensare a cosa sarebbero stati in grado di imbastire ed escogitare “il Giornale” di Feltri e Belpietro di “Libero”, nella nuova e singolare veste, di nuovi paladini ed eroi di una giustizia giusta e uguale per tutti.
    Cerco di immaginare Bondi, che arringa Franceschini su tali vergognose proposte di legge, e che afferma, “non sono degne di uno stato democratico e di un paese che si ritenga civile” – Cicchitto, che insiste nel ribadire (per l’ennesima volta), l’anomalia tutta italiana di un “conflitto di interessi” grosso come una casa, tale da destabilizzare la tenuta delle istituzioni e la coesione sociale, senza eguali nella storia politica delle democrazie occidentali.
    Gasparri, in preda ad una crisi isterica, che si appella al senso di responsabilità del Presidente della Repubblica, perché non si presti (divenendone complice), a sottoscrivere tali porcate, ribadendo, inoltre, il concetto che, di fronte alla legge, tutti I cittadini sono uguali.
    La Russa, nel suo violentissimo attacco, che accusa Berlusconi per avere partecipato, a fianco di Busch (per sudditanza e mero protagonismo), all’insensata guerra in Irak, rendendosi così responsabile della morte dei nostri militari a Nassirya. Maurizio Lupi che, senza mezzi termini, definiva, criminale, il tentativo strumentale di usare il consenso popolare, come lasciapassare per sdoganare interessi particolari, privilegi e impunità, in barba ad ogni regola, principio etico e ragionevolezza.

    “Si faccia giudicare”, avrebbero scandito in coro, dai banchi dell’ipotetica opposizione, mentre I padani della Lega, tutti in piedi, mostravano orgogliosi, alle telecamere, la scritta, “BERLUSCONI NANO MAFIOSO”.
    Bonaiuti, declamava l’ode alla magistratura, invitandola a non farsi intimidire dalle inaccettabili e sistematiche accuse del Cavaliere, di essere politicizzata, e potere svolgere, in piena autonomia e serenità, l’arduo e nobile compito, finalizzato al trionfo della giustizia e della verità.
    La Santanché, con la sua voce slabbrata, deplorava ì comportamenti libertini del Premier, ritenendoli scandalosi, e indegni di una tale carica politica.
    Tutti, a gran voce, chiedevano lo scioglimento delle camere e le elezioni anticipate. La sinistra, al completo, votava la fiducia.

    Gianni Tirelli

  7. LA SCHIAVITU’ DAL BISOGNO

    Lo spettro della povertà e la paura di perdere il posto di lavoro, costringe gli individui delle moderne società, ad obbedire, senza discutere, agli ordini del padrone che mira, esclusivamente, al suo profitto personale (sempre maggiore), eludendo ogni regola di mercato e principio etico. L’arma di ricatto di un possibile allontanamento dal lavoro, fa precipitare l’individuo in uno stato di prostrazione e frustrazione, alimentato da una totale perdita di dignità e di quel minimo di autonomia che gli consentirebbe la possibilità di una scelta più consona ai suoi bisogni reali, e alla sua morale.
    L’individuo della società industriale, ha svenduto, anno dopo anno e pezzo dopo pezzo, la sua autonomia fino all’azzeramento, delegando al Sistema tale incombenza e illudendosi che questi (il Sistema), avrebbe tutelato il suo diritto ad esistere, il suo stato sociale, e ogni suo legittimo bisogno.
    Le cose, in verità, stanno diversamente. Il Sistema, consapevole di questo, impone le sue logiche liberticide, relegando gli individui, delle società moderne, dentro una nuova e rivoluzionaria forma di schiavitù, senza catene: la schiavitù dalla dipendenza e dal bisogno.
    Gli individui moderni, figli della rivoluzione industriale, abbagliati dai presunti miracoli economici, dall’illusione di un’esistenza più degna e, stregati dalle chimere di una propaganda becera (che esaltava le opportunità del nuovo mondo tecnologico e mortificava il lavoro dei campi e di tutte le sue ragioni), hanno ceduto al Sistema ogni loro capacità di autosufficienza, in cambio di una vita svuotata da ogni vera gioia, motivo, e futuro.
    Il mercato ci ha “suggerito” di acquistare azioni, obbligazioni, titoli americani e altro, ma noi dobbiamo investire in terra, in campi di patate, in uliveti e pecore.
    Lo scollamento radicale dell’uomo dalla terra, è la sola e vera causa della tragedia umana, morale e di civiltà che, presto, esploderà in tutta la sua potenza con tutte le conseguenze del caso.
    Quello che chiamano, “il mercato”, in natura non esiste. E’ solo una costruzione giuridica, un’invenzione, e la politica ha la funzione e il dovere, di essere garante e controllore delle sue regole, e intervenire in maniera pragmatica qualora, queste regole, venissero eluse o violate.
    Oggi, in Italia, il Mercato occupa gran parte del nostro parlamento, che controlla, legifera e detta regole in funzione del barbaro interesse dei soliti noti a scapito degli individui, ignoti e ignorati.
    Ci vuole, come priorità assoluta, una legge che vieti tassativamente agli imprenditori, di qualsiasi razza e specie, di entrare in politica, e così spazzare via tutta quella corte di servi e ruffiani scodinzolanti che delegittimano il nostro parlamento e screditano la sacralità della nostra costituzione.
    Una nuova alba, sorgerebbe sul nostro destino, e anche l’ambiente, forse, comincerebbe a respirare.

    Gianni Tirelli

  8. IL PUNGILIONE DI FINI E IL PALLONE GONFIATO

    Avere solo immaginato che Gianfranco Fini potesse essere una innocente farfalla e, Silvio Berlusconi, un pianeta inespugnabile, intorno alla quale ruotava l’intero sistema solare, è indicativo di imbecillità.
    In verità, il Presidente della Camera, è un calabrone dall’affilato pungiglione e, Berlusconi, un pallone gonfiato.
    Questa semplificativa metafora, ci aiuta a comprendere, in forma elementare, la dinamica dei fatti.
    Il pallone, gonfiatosi a dismisura che, nel suo pavoneggiarsi, dispensava sicurezza, immortalità ed eterna felicità a tutte le volubili bolle di sapone (cortigiane del suo reame di aria compressa) sta, giorno dopo giorno, svuotandosi del suo vitale elemento, per precipitare al suolo, “come corpo morto cade”.
    Le mille bolle azzurre, scoppiettano miseramente, trasfigurano la loro natura aerea in gocce di disillusione, mentre altre, sospinte lontano dal vento della vergogna, si perdono per sempre, dentro universi sconosciuti. Solo alcune, votate al sacrificio, provano, inutilmente, a tamponare un buco, ormai, troppo grande, per poi soccombere ad un ineludibile destino.

    Gianni Tirelli

  9. UNA QUESTIONE DI IMMAGINAZIONE

    Il ministro Alfano dichiara che non è immaginabile che un presidente della Camera, per la prima volta nella storia repubblicana, inviti il Presidente del Consiglio a dare le sue dimissioni.
    Una tale affermazione, farebbe sorridere se, a pronunciarla, fosse stato Belpietro, Feltri, Fede o Sallusti, dei quali conosciamo tutti la loro statura morale e l’onestà intellettuale. Che sia uscita dalla bocca del ministro di Grazia Giustizia, ha dell’inverosimile.
    Io, diversamente da Angelino Alfano, trovo inimmaginabile che un uomo, il cui percorso di iniziazione umana e politica è stata garantita da maestri del calibro Licio Gelli, Dell’Utri e Vittorio Mangano, ricopra, oggi, la più alta carica del Parlamento italiano.
    Un Premier, proprietario di tre reti televisive, giornali, assicurazioni, squadre di calcio, circondato da cortigiani scodinzolanti, cecchini mediatici e cani da guardia, tutto ciò, appartiene a una dimensione, che esclude ogni possibilità di confronto e di riferimento, nel modo civile.
    Leggi ad personam, falso in bilancio, conflitto di interessi, attacchi istituzionali e, tutta quella infinita sfilza di minchionerie che hanno costellato il cammino politico di quest’uomo sono, gli elementi ingredienti, pertinenti la sostanza di incubo. Ma di questi tempi la realtà, ha surclassato ogni più fervida immaginazione.
    E’ inoltre inimmaginabile che, un ministro di Grazia e Giustizia, sia genuflesso al Capo del Governo per servilismo e monarchica sudditanza – doni di eterna riconoscenza e gratitudine per l’onore di un tale privilegio.
    Ma poi, come succede sempre in questo genere di storie, tutto finisce a puttane.

    Gianni Tirelli

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...