Centro commerciale, il non luogo

testo e foto di Pietro Orsatti

Non luogo d’eccellenza, un centro commerciale. Dove si moltiplicano le solitudini camuffate dalle luci delle vetrine. Dove la società non produce luoghi di aggregazione il centro commerciale supplisce, svuotandolo di valore, il bisogno dell’incontro.

«Vedi, qui non c’è una piazza, un cinema, un bar decente, un luogo dove andare senza la paura di cosa e chi si possa incontrare – mi raccontava qualche giorno fa Peppe Pagano, un amico di Casal di Principe – e allora tutti si infilano in quei centri commerciali senza identità, frutto casomai degli interessi della camorra, e diventano tutti, indistintamente, anonimi».

Sono 81 le richieste per aprire centri commerciali in Sicilia dal 2001 a oggi. L’esplosione della grande distribuzione – fotografata in un’inchiesta esclusiva pubblicata su “S”, il magazine che guarda dentro la cronaca in edicola da sabato 21 novembre – fa lanciare l’allarme al procuratore aggiunto di Palermo, Roberto Scarpinato: “Il Sud e la Sicilia – dice il magistrato che si occupa di criminalità economica per la Procura di Palermo – sono la Singapore del Mediterraneo, dove la grande distribuzione è diventata lavatrice del denaro sporco”.

(LiveSicilia 2009)

La mafia ha scoperto da tempo un altro modo per fare ottimi guadagni nel ramo del commercio: aprire direttamente i propri negozi, supermarket e grandi centri. Un ottimo metodo per riciclare soldi, ma anche per esercitare il controllo sociale attraverso la gestione degli appalti, delle forniture e dei posti di lavoro. Si tratta – spiega il Rapporto Ecomafie 2010 di Legambiente – di colate di cemento senza limiti su ampie superfici agricole a suon di varianti urbanistiche a favore delle lottizzazioni commerciali. Si fanno cosi’ nuove infrastrutture stradali e parcheggi per migliaia di automobili a uso esclusivo del polo commerciale.

(Agi, 4 giugno 2010)

«Sono sei anni che lavoro qui, sempre nello stesso negozio – la commessa si accende una sigaretta in una pausa che trascorre dietro l’uscita di emergenza -. Questo è un mondo totalmente a sé. Come un’astronave atterrata sulla città. La mia vita qui è totalmente scissa da quella fuori. È un posto… è come una galera di vetro… o forse sarebbe meglio definirlo un manicomio».

In quartieri sempre più deserti, dove i piccoli esercizi commerciali chiudono giorno dopo giorno non riuscendo a reggere la concorrenza dei grandi centri, è la grande distribuzione che impone le regole. E a dire chi sopravvive e chi no.

Quanti sono e dove:

REGIONE Totale record presenti
Abruzzo 34
Basilicata 6
Calabria 23
Campania 34
Emilia-Romagna 120
Friuli – Venezia Giulia 24
Lazio 65
Liguria 18
Lombardia 212
Marche 29
Molise 9
Piemonte 117
Puglia 30
Sardegna 28
Sicilia 39
Toscana 57
Trentino Alto Adige 12
Umbria 28
Val d’Aosta 2
Veneto 87
TOTALE ITALIA 974

L’ufficio studi della Confcommercio, che ieri ha anticipato ancora un segno meno per i consumi ad aprile, ha rivisto leggermente al ribasso, rispetto a due mesi fa, la previsione di crescita del Pil nel 2010 (da 0,8 a 0,7%): la ricchezza degli italiani dovrebbe invece salire dell’1% il prossimo anno. Stessa dinamica per i consumi, che dovrebbero segnare +1,1% nel 2011. Calo previsto dello 0,2% quest’anno per gli investimenti fissi lordi (crollati del 12,1% nel 2009), mentre la risalita è stimata intorno al 3% sia per le importazioni che per le esportazioni di beni e servizi.

La crisi, ha sottolineato Confcommercio, è partita dalla manifattura export-oriented, che ora è il primo settore che ne sta uscendo, seguito da industria e costruzioni. Poi sarà la volta del commercio all’ingrosso e al dettaglio (che nel 2009 hanno registrato, rispettivamente, un calo del valore aggiunto del 12,7 e del 5,5%) e, infine, dei servizi alle persone (-1,4%). La variazione prevista per il commercio nel 2010 è +0,5% (+0,4 il prossimo anno).

Da rilevare il saldo negativo nel primo trimestre per le imprese commerciali attive. Nella distribuzione al dettaglio, in particolare, i dati indicano un gap tra iscrizioni e cessazioni di oltre 8mila negozi (-16mila lo scorso anno). Sempre nei primi tre mesi si è registrata una contrazione di 5mila unità per le attività all’ingrosso. Il saldo negativo 2009 del settore commercio è stato di oltre 28mila imprese (-2,3% per l’occupazione). Segno meno nel primo trimestre, tra l’altro, anche per alberghi e ristoranti (quasi 3mila in meno) e per imprese di trasporti (-2mila).

Il Sole24ore 4 giugno 2010

Perché vieni qui? «Perché qui ci sono gli amici, le vetrine, la musica – la ragazzina risponde annoiata – e poi qui si può stare anche fino a tardi senza che nessuno ti chieda di pagare, di comprare». Ma tu non compri mai niente? «No. Mia madre viene a comprare. Al limite una coca al fastfood. E chi li ha i soldi?». Quante volte  vieni qui in una settimana. «Tutti i giorni». E quando è chiuso? «Non è mai chiuso».

Nel garage seminterrato gli invisibili. Migranti che ti aiutano a caricare la spesa in macchina e che si accontentano della moneta del carrello. Dormono in un cascinale diroccato qui vicino. Un piccolo gruppo, sempre lo stesso. Un sorriso, un gesto. Le buste da caricare. Ciao. Poi verso l’ora di chiusura vanno al supermercato di sopra e spendo i pochi spiccioli raccolti nella giornata. Pane, qualche scatoletta e vino nel cartone. Per passare la notte.

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