La non notizia delle rivelazioni di Ciancimino

La deposizione di Massimo Ciancimino al processo Mori è stata come prevedibile il caso degli ultimi giorni. Il bello è che la notizia non c’è. Anche le sue dichiarazioni più clamorose (quelle in particolare su Marcello Dell’Utri e la nascita di Forza Italia) erano già uscite, erano state già pubblicate, erano a conoscenza di pubblico e addetti ai lavori. Ma si sa, questo è uno strano Paese e la politica e i media (e la politica dei media) fa sempre i conti sulla brevissima memoria degli italiani. Chi non ricorda, chi non legge o più semplicemente chi era distratto è stato abbagliato dai titoli roboanti, dalle “notizie sensazionali” delle dichiarazioni in aula del figlio di don Vito. Ma, ripeto, la notizia clamorosa non c’è. C’è solo la cronaca di una deposizione di un teste che di fatto è coerente con quelle precedentemente rese ai pm. Come è possibile constatare leggendo i verbali depositati di 23 interrogatori (che potete leggervi qui).

Poi c’è un’altra serie di dettagli relativi al processo che nessuno ricorda. Il prefetto Mori, già generale dei Ros dei carabinieri e già ex capo del Sisde, non è sotto processo per chissà quale strategia persecutoria della procura di Palermo, ma perché accusato da un altro ufficiale dei carabinieri, il colonnello Michele Riccio, di aver in qualche modo favorito la fuga di Bernardo Provenzano nel 1995 quando si sarebbe stati a un passo dalla sua cattura a Mezzojuso in provincia di Palermo. Denuncia prima processo poi (anche su questo potete leggere questo articolo che ricostruisce le accuse di Riccio). È il secondo processo in cui Mori si trova coinvolto. Il primo, dove è stato assolto insieme a Ultimo (la sentenza eccola qua), riguardava la mancata perquisizione del covo di Totò Riina nel 1993. E questo è il quadro in cui si inserisce la deposizione di Ciancimino.

È credibile? È manovrato? Sta cercando di salvare in qualche modo quel che resta dopo i precedenti sequestri del patrimonio occultato illecitamente dal padre? Non lo so, francamente. Questo lo dovranno decidere i giudici in questo e negli altri processi dove sarà sentito. Una cosa è certa, che la versione che fornisce si basa anche su un’ingente mole di documenti del padre (in gran parte ancora non pubblici) che forse sono ancora più temibili dei ricordi di Ciancimino. Dichiarazioni e documenti che, per quanto riguarda almeno un altro processo, sono stati ritenuti attendibili.

Parlo del cosiddetto processo Mercadante. A riconoscere la credibilità di Massimo Ciancimino sono stati i giudici della seconda sezione del tribunale di Palermo, che hanno depositato le motivazioni della sentenza con cui hanno condannato per mafia, a 10 anni, l’ex deputato regionale di Forza Italia Giovanni Mercadante. «Quel che è certo – si legge nella motivazione della sentenza – e che può indiscutibilmente affermarsi nel presente processo è che egli (Massimo Ciancimino, ndr) ebbe realmente modo di assistere a incontri tra il padre e Provenzano e ancora del padre con Lipari e Cannella nella propria abitazione familiare e nei luoghi domiciliari in cui il padre fu ristretto o confinato, incontri in cui Vito Ciancimino e i suoi interlocutori parlavano di affari, appalti mafia e politica».

Fin qui la situazione, il quadro. Tutto il resto è teatro. Compresa la sorpresa di dichiarazioni che sono state solo ribadite e precisate e che erano pubbliche e commentate da settimane. Si aspetta per i primi di marzo la ripresa del riesame di Ciancimino al processo Mori. È evidente però che se anche solo una parte delle dichiarazioni del teste (a proposito non è un pentito di mafia, un collaboratore di giustizia, ma un testimone) sarà necessario riscrivere la storia degli ultimi decenni.

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4 comments

  1. Egr. Orasatti, complimenti per l’articolo, che mi è piaciuto sul serio.
    Tuttavia mi permetta di porre alcune puntualizzazioni.

    Sarebbe giusto e onesto, definire correttamente le ragioni del processo a Ultimo e Mori in quel di Palermo, perchè è improprio dire che essi sono stati processati per “la mancata perquisizione”.

    Essi sono stati processati per il presunto reato di favoreggiamento individuato dall’accusa nell’aver cessato la sorveglianza di Via Bernini i giorni successivi l’arresto di Riina, e per non aver comunicato tale cessazione all’autorità giudiziaria.

    Non per la mancata perquisizione. Per quello non potevano essere processati per la semplice ragione che quella di non perquisire, pur in accordo con loro, fu una disposizione di Caselli.

    Si potrebbe dire che il reato di favoreggiamento deriverebbe anche dall’aver consigliato Caselli di non perquisire, fatto che legittimerebbe la “mancata perquisizione” come ratio processuale.

    Ma non è così. Quel fatto non figura tra i capi d’imputazione, perchè era così pacifica e condivisibile la scelta di non perquisire, che Caselli la scelse senza esitare, condividendola giustappunto in pieno, e quindi non si potrebbe parlare di scelta errata o addirittura dolosa senza far fare la figura dell’incapace o persino di complice colposo nel favoreggiamento al magistrato stesso.
    Pertanto non furono mai accusati di favoreggiamento per aver consigliato di non perquisire, perchè quel consiglio fu ritenuto opportuno da tutti, accusa compresa, anzichè il contrario.

    Ogni volta che pertanto si dice che Mori è stato assolto nel processo cui è stato sottoposto “per la mancata perquisizione” del covo di Riina, si arreca un danno all’immagine morale di questa persona, nonchè a quella di De caprio.

    E siccome ormai questo è diventato un rumor di fondo, per cui ormai nella vulgata si pensa al ROS come ad un gruppo di bastardi o, ad esser generosi, inetti che omise di perquisire dovendolo invece fare per mandato, cosa che invece assolutamente non fu, ho deciso di intervenire per rettificare ogni volta che avrò occasione di leggerlo, specialmente nel contesto di articoli equilibrati e che sostanzialmente condivido.

    Però attenzione alla “brevissima memoria” degli italiani.
    Freddezza, scarso entusiasmo e debita distanza verso certe “informazioni” non ancora dimostrate, vagliate e soprattutto accompagnate da riscontri oggettivi (anzi, per la verità proprio ieri se ne sono manifestati alcuni di belli contrari e contrastanti), sono a mio giudizio un segnale di maturità civile, anzichè il contrario.

    • Ovviamente la mancata perquisizione dell’appartamento di via Bernini (e della sospensione della sorveglianza dello stesso) fu uno degli elementi (mediaticamente più rilevanti) che all’epoca portò all’imputazione e inserita nel contesto del “favoreggiamento”.
      Non capisco dove sia il danno che io possa dare al generale Mori quando ricordo che è stato assolto. Anche citare un’assoluzione ora è “sconsigliabile”? Mai detto che i Ros sia, come dice lei, “un gruppo di bastardi”, ma è un dato di fatto che molti elementi dei Ros sono andati e sono tuttora sotto processo e non solo a Palermo. Le informazioni sono informazioni e se date nel corso di un processo e di un dibattimento pubblico possono e devono essere diffuse al pubblico. Come del resto devono essere date notizie che eventualmente, poi, possano smentire quelle date in precedenza.

  2. Sul fatto che sui membri del reparto che catturò Riina ci sia stata negli anni successivi alla cattura ed ancora oggi, una particolare attenzione giudiziaria, concordo con lei.

    Se questa attenzione però si confronta con i fatti e con gli atti, e sia con riferimento al processo a Mori e Ultimo, sia a quelli in corso a Mori ed Arciere (penso che lei si riferisca a quest’ultimo), rimangono non poche perplessità. Perlomeno per quanto mi riguarda.

    Che lei poi non abbia detto che il ROS sia un gruppo di bastardi, lo credo bene, ma prendo atto che intanto lei cita come dato di fatto ed in modo indefinito e imprecisato il coinvolgimento in procedimnti giudiziari di “molti di questi” ed insiste a voler inquadrare il processo di Palermo in un contesto di “mancata perquisizione”, come se in tale contesto fosse insita l’omissione, quando invece il capo d’imputazione, come le ho detto, riguardava la mancata sorveglianza, che in un’area che si era riempita di giornalisti era fatto di nessuna rilevanza, così come hanno sentenziato i giudici di Palermo.

    Le ripeto: non si può parlare di “mancata perquisizione” per quel processo, semplicemente perchè, nella verità dei fatti, quell’appartamento, non si poteva perquisire in tempo utile, cioè prima che potessero essere distrutte od asportate eventuali documentazioni presenti, perchè era sconosciuta la sua esatta ubicazione al momento dell’arresto.

    Se si continua a scrivere in qualsiasi forma, caro Orsatti, che i carabinieri, pur assolti, sono stati processati per “la mancata perquisizione”, mi creda, si dice una cosa non vera e che contribuisce solo all’ingiusto discredito di quel reparto.

    Con questo non la voglio accusare di malafede, beninteso, e le riconosco comunque l’evidente volontà di essere obbiettivo.

    Lei è ben distante, ad es., da Marco Travaglio, che l’altro ieri nel suo passaparola, con riferimento ai carabinieri del ROS, ha detto che questi avrebbero “continuato a garantirgli (a Provenzano – ndr) massima libertà di movimento”, dimenticando che fu proprio il ROS a condurre l’operazione “ghiaccio” e soprattutto che era lo stesso ROS a dare la caccia a Provenzano installando con sprezzo del pericolo cimici in casa e sulle auto dei suoi sodali Guttadauro, Aiello ed Eucaliptus, i quali però venivano avvisati delle indagini da alcuni “soffioni” che altri non erano che Totò Cuffaro ed il suo amico e compagno di vacanze Pippo Ciuro.

    Buone cose.

  3. Crao Enrix,
    il mio riferimento a inchieste e processi che riguardano membri dei Ros è anche a un processo a Milano (che coinvolge anche il generale Gazner), a inchieste a Roma, Crotone, Catanzaro. Insomma che probabilmente ci sia uno scontro fra un metodo di inchiesta e un’altro, fra una strategia e un’altra è evidente. Da qui, e spero solo da qui,arrivano queste indagini giudiziarie. Anche perché considero il lavoro dei Ros fondamentale e importante. Ma quando, oltre a Mori e Obinu che potevano rappresentare un caso isolato, mi trovo anche il capo in carica dei Ros accusato di reati gravissimi a Milano insieme al altri venti fra ufficiali e sotto ufficiali dello stesso reparto ho il dovere di parlarne e di farmi delle domande.

    Andiamo alla questione assoluzione. Secondo lei devo dire il generale venne assolto e basta senza dire da che? Oppure devo proprio non parlare di quel processo per non rischiare di macchiare l’immagini degli imputati e del reparto? Il problema è che quel processo ci fu, che la questione della mancata perquisizione era forse il più visibile (visibile, attenzione, non valido) degli argomenti dell’accusa sulla questione generale del favoreggiamento. E grazie al cielo c’è stata un’assoluzione. Perché su quell’arresto (Riina) e su quell’operazione io vorrei che non ci fossero ombre. Bene quindi l’assoluzione. Così hanno determinato i giudici.

    Ora le dichiarazioni di Ciancimino in qualche modo modificano lo scenario emerso da quello e altri processi. E ciò avviene in un processo che coinvolge ancora ana volta uno degli ufficiali che venne accusato (e poi assolto) sulla questione di via Bernini. Non devo parlarne? Non devo dire che, dopo la sacrosanta assoluzione di cui sopra, questo scenario offerto dal figlio di don Vito, che si riapre anche quella questione, ovvero le modalità della cattura di Riina. E’ nelle carte, è nei verbali, è nelle dichiarazioni del teste in aula. C’è una contraddizione fra quello che emerse in quel processo e le dichiarazioni di Ciancimino. Ne prendo atto. E ne scrivo, ovviamente.
    Non sposo una parte processuale, ne descrivo l’evoluzione (del processo) e metto in evidenza le contraddizioni che via via emergono. E’ questo il mio dovere verso me stesso e verso chi mi legge.

    Mi consenta però una piccola notazione in conclusione. Questo è davvero un Paese strano, dove chiunque si esponga riportando le notizie viene subito catalogato, associato a una parte o a un’altra, a una corrente o a un’altra. Si cerca sempre prima di catalogare chi scrive, possibilmente in una strategia. Questo è un Paese davvero strano, e anche parecchio triste.

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