Libertà di informazione in Italia – La Cina è vicina

censuradi Vincenzo Vita e Giuseppe Giulietti

Il decreto con il quale il Governo si appresta a dare attuazione alla delega per il recepimento della direttiva Audiovisual Media Services (ex Direttiva TV senza frontiere) può a buon diritto definirsi un caso paradigmatico di conflitto di interressi.
Al di fuori di qualunque previsione della direttiva e della stessa legge di delega, lo schema presentato al Parlamento introduce – del tutto illegittimamente – tutta una serie di disposizioni che tendono, da un lato, ad impedire lo sviluppo di istruttorie in corso presso l’AGCOM, come nel caso dell’esclusione dal novero dei programmi tv delle trasmissioni Mediaset +1 o di quelle pay tv e pay per view per eludere la soglia di legge del 20%; da un altro, ad eliminare le regole sui diritti residuali e sulle quote di produzione in favore dei produttori indipendenti (è l’insieme delle quote previste dalla legge 122 del ’98 ad essere completamente travolto) o per rendere meno stringenti di quanto non siano già le norme in materia di pubblicità (esclusione delle telepromozioni e delle televendite dal computo del limite del 20% dell’affollamento pubblicitario quotidiano, riduzione da 45 a 30 minuti dell’intervallo tra una pubblicità, product placement consentito in modo indiscriminato in tutte le trasmissioni).
Tuttavia, sono ancora più gravi le pesanti disposizioni, previste nel testo, che tendono in qualche modo a controllare la rete.
Prima di tutto il decreto include la fornitura delle immagini via internet tra le attività che necessitano di un’ autorizzazione del Governo, poi estende la rigida disciplina del diritto d’autore ai fornitori di servizi via internet con disposizioni dagli effetti simili a quelli della controversa legge francese (per inciso c’entra qualcosa la causa di Mediaset contro Youtube per i filmati trasmessi su quest’ultima piattaforma?).
Infine, estende il diritto di rettifica anche ai TG eventualmente trasmessi sul web. Anche in questo caso con un intento che ricorda quanto il Governo ha già tentato di fare con riferimento ai Blog. Potrebbe essere un’ulteriore disposizione che apre la strada per imbavagliare i contenuti veicolati o su Internet in tutte le loro forme (soprattutto se letta in combinato disposto con la norma sul diritto d’autore).
Si sta quindi profilando un’operazione che, in assoluta assenza di discussione e in violazione delle regole costituzionali in materia di decretazione delegata, tenta di comprimere, forse definitivamente, i pochi spazi di libertà che ormai solo la rete garantisce.
Siamo di fronte all’iscrizione d’ufficio dell’Italia al “club degli Stati censori” dopo Cina, Corea del Nord e Iran?

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