Wind, passo e chiudo

01Intercettazioni Dopo Telecom, stop anche all’inchiesta sul secondo gestore telefonico. Le indagini sul responsabile Security Salvatore Cirafici dal Tribunale di Crotone a quello di Roma. Il lavoro del pm Bruni rischia di andare disperso
di Pietro Orsatti su
Terra

Diventa sempre più vasta e intricata la vicenda che vede coinvolta la Wind, o meglio il responsabile della Security del gestore telefonico Salvatore Cirafici. Ex ufficiale dei carabinieri prima di dedicarsi all’attività della sicurezza privata, indagato nel corso dell’inchiesta “Why Not” della Procura di Catanzaro, con un’ampia rete di rapporti politici, istituzionali e imprenditoriali, per alcune settimane agli arresti domiciliari su richiesta del pm di Crotone Pierpaolo Bruni con l’accusa di rivelazione di segreto d’ufficio, favoreggiamento e minacce nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Crotone su presunte irregolarità nella realizzazione di alcune centrali elettriche. Gli arresti domiciliari sarebbero stati revocati dal Tribunale del riesame, presieduto da Adalgisa Rinardo, disponendo, per Cirafici, solo l’obbligo di dimora nel comune di residenza. Non solo, il presidente Rinardo ha trasmesso gli atti alla Procura di Roma. Un procedimento che lascia perplesso più di un osservatore, anche perché la Procura di competenza sarebbe dovuta essere quella di Salerno e non quella della Capitale.

Questo dettaglio del provvedimento del Tribunale del Riesame ha riportato alla memoria la “liquidazione” sia dell’inchiesta “Why Not”, condotta dall’ex pm Luigi De Magistris, che l’azzeramento della Procura di Salerno nella fase successiva, ovvero quella della cosiddetta “battaglia delle procure”, avvenuta solo pochi giorni dopo che i magistrati campani avevano iniziato a indagare sull’ex capo della Procura di Catanzaro Mariano Lombardi, l’aggiunto Salvatore Murone, il presidente del Tribunale del riesame, appunto, Adalgisa Rinardo, l’ex procuratore generale di Catanzaro Dolcino Favi (che aveva avocato a sé l’inchiesta “Why Not”). E non solo. Tra le persone finite sotto inchiesta ci sarebbero state anche il vicecapo degli ispettori del ministero della Giustizia Gianfranco Mantelli, il senatore di Forza Italia, Giancarlo Pittelli, e l’ex governatore della Calabria, Giuseppe Chiaravalloti. Il risultato di quella vicenda fu il trasferimento ad altri uffici o l’uscita dalla magistratura della maggioranza dei pm (procuratore capo in testa) di Salerno, la fine della carriera come pm di De Magistris, e, soprattutto, lo sventramento delle inchieste del pm di Catanzaro, “Why Not”, “Toghe Lucane” e “Poseidone”, in un numero incredibile di stralci e micro filoni.

E proprio uno di questi filoni secondari di “Why Not”, quello delle centrali elettriche, è finito sulla scrivania del pm di Crotone Bruni e ha condotto all’arresto del capo della sicurezza Wind, Cirafici. Cirafici che, a quanto risulterebbe ai pm, era ossessionato dal sapere prima come stessero andando le inchieste condotte proprio da De Magistris e poi nell’avere informazioni su quello che invece stava scoprendo Bruni. Oggi, invece, con la decisione presa dal presidente del Tribunale del riesame Adalgisa Rinardo, l’inchiesta sulle irregolarità della Security Wind è stata letteralmente strappata dalle mani di Bruni. E in molti temono che l’inchiesta, che per la potenziale pericolosità delle implicazioni di quello che era finora emerso aveva spinto addirittura il pm a informare la Direzione nazionale antimafia, finisca in un nulla di fatto.

La pericolosità di quello su cui stava indagando Bruni è facile da individuare. Fra le varie irregolarità di cui è accusato Cirafici, questo emerge dall’inchiesta della Procura di Crotone, c’era quella di aver creato un sistema di utenze telefoniche coperte, non inserite in elenco, non individuabili, non rintracciabili. E a quanto sembra non si trattava di poche schede, ma di più di duecento. Che, secondo l’accusa, erano distribuite a esponenti della politica, degli affari e delle istituzioni. Al centro dell’inchiesta Wind troviamo le rivelazioni rilasciate al pm di Crotone Pierpaolo Bruni dal maggiore dei carabinieri Enrico Grazioli che durante le inchieste di De Magistris a Catanzaro ricopriva funzioni di polizia giudiziaria. Proprio indagando su di lui, intercettando le sue utenze (il provvedimento era motivato da un’indagine su rivelazione del segreto istruttorio e favoreggiamento in merito all’inchiesta “Why Not”), è emerso, secondo l’accusa, il ruolo del capo della Security Wind, accusato di aver rivelato proprio al maggiore Enrico Grazioli che era intercettato. Ricevendo in cambio favori e in particolare informazioni sia sullo stato delle indagini portate avanti dal pm Bruni, sia per avere novità sulla riapertura degli stralci di “Why Not” e delle inchieste condotte per conto della procura da Gioacchino Genchi sulle utenze Wind “coperte”, ovvero fuori elenco, che proprio a Cirafici facevano riferimento.

Quando Grazioli viene interrogato per la prima volta, Salvatore Cirafici (siamo fra settembre e ottobre scorsi) viene a saperlo, e comincia a fare pressioni sul maggiore. «Sono fortemente preoccupato ed intimidito in particolare da Cirafici – dice ai pm l’ufficiale dei carabinieri – perché avverto l’esistenza di un sistema che sento troppo grande, più grande di me, costituito da trame occulte e da soggetti anche molto potenti, che hanno tramato e tramano contro di me. Non nego di essere fortemente preoccupato per la mia incolumità fisica». E non solo: il maggiore Grazioli racconta anche quali fossero le preoccupazioni di Cirafici dopo la riapertura di pezzi dell’inchiesta Why Not da parte della procura di Crotone. «Fu il Cirafici a farmi visita a Catanzaro – spiega Grazioli -, dove più volte mi manifestò il disappunto e la sua ira, poiché erano emersi dei contatti, nelle consulenze di Genchi, tra lui Cirafici, il senatore Pittelli, il generale Cretella e altri soggetti – anche istituzionali – dei quali ora non ricordo i nomi». Di che cosa aveva paura Salvatore Cirafici? «Il timore paventato dal Cirafici – prosegue Grazioli – era determinato dal fatto che lo stesso Cirafici aveva – a cagione del suo ruolo presso la Wind – la disponibilità di schede telefoniche Wind “non intestate” e non riconducibili ad alcuno».

Ma è nella chiusura dell’interrogatorio a Cirafici del 20 ottobre scorso, secretato fino a quando è stato depositato al Tribunale del Riesame, che emerge una dichiarazione inquietante. Lo stesso Tribunale che il 30 dicembre poi ha dichiarato la procura di Crotone incompetente, scippando di fatto l’inchiesta al pm Bruni e trasferendola a Roma. In chiusura del verbale si legge: «L’ufficio dà atto che, nel corso della verbalizzazione, il presente Maggiore Di Santo ha percepito l’affermazione che segue e per come proferita dal dichiarante (ovvero una conversazione fra Cirafici e la sorella del maggiore Grazioli, Maria Stella, ndr): “stai tranquilla, abbiamo Ganzer”». Il riferimento sarebbe al generale Giampaolo Ganzer, attuale capo dei Ros, il Reparto operativo speciale dei carabinieri. E si aprirebbe un altro scenario ancora più complesso.

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