Il Pd implode in Sicilia

Immagine 1Politica Il segretario regionale Lupo sconfessato sia dalle dichiarazioni di Bersani che dalla politica aggressiva del rivale alla segreteria Lumia. Si prospetta una forma soft di appoggio esterno, ma intanto il Pd si prende due assessori

di Pietro Orsatti su Terra

Il terremoto causato dalla nascita del governo Lombardoter in Sicilia ormai non scuote solo la politica regionale, ma anche e soprattutto il livello nazionale sicuramente più del conflitto che si è aperto contemporaneamente in Puglia fra Emiliano e Vendola per la candidatura alle prossime elezioni regionali. Se da un lato è già stata assorbita la novità di una frattura ( forse più sulla carta che nella realtà) fra il Pdl lealista di Alfano e Schifani, quello “berlusconiano” di Micciché e l’area “finiana” che fa riferimento al presidente della Camera, dall’altro il sisma si è scatenato soprattutto all’interno del Pd. Bersani, contrario formalmente al progetto “neo milazzista” perché altrimenti costretto a smentire pubblicamente la linea portata avanti dal segretario regionale del suo stesso partito, si trova oggi in gravi difficoltà. Non convince anche la dichiarazione dell’ex sindaco di Catania, Enzo Bianco, che prova democristianamente a smentire la possibilità di un appoggio del Pd al terzo governo in 18 mesi del governatore Raffaele Lombardo: «I nuovi tecnici del governo Lombardo non sono indicati dal Pd. Il Partito democratico, sia per bocca di Bersani che per bocca del segretario regionale Lupo, ha confermato in modo esplicito che i Democratici resteranno all’opposizione ». Poi, però, prosegue ribadendo che «i nuovi tecnici non sono stati indicati da noi ma scelti autonomamente dal presidente Lombardo e quello che noi faremo è che sulle singole riforme, fatte nell’interesse della Sicilia, se sono positive noi ovviamente daremo il nostro contributo ». Appoggio esterno, quindi? Mica tanto: i due neo assessori, anche se definiti “tecnici”, sono di area Pd. Si tratta di due figure di spicco: Centorrino, economista vicino al centrosinistra, e Russo, segretario generale della Regione. Uomini che pesavano e che peseranno.
E qui qualcosa non torna. Perché formalmente la segreteria regionale del Pd è e rimane fermamente contraria a un accordo, anche se solo “sulle riforme”. Giuseppe Lupo, eletto nelle scorse primarie, è un segretario dimezzato. Lui che sosteneva, a livello nazionale, la mozione Franceschini è visto come fumo negli occhi dalla maggioranza nazionale. Ma a fare da scardinatore, anche se nell’ombra, non è stato un “bersaniano”, ma un politico di lungo corso, il senatore Giuseppe Lumia, già presidente della commissione parlamentare Antimafia, già ricandidato alle scorse politiche dopo un durissimo braccio di ferro con la dirigenza nazionale che cedette solo quando era evidente che il politico di Termini Imerese si sarebbe presentato, comunque, anche con l’Idv. Vicino a Rosario Crocetta, già durante le primarie si era svincolato dalle tre mozioni ufficiali presentandosi autonomamente per diventare segretario regionale e arrivato secondo alle primarie. Insomma, uno con cui è difficile fare i conti. E che, in questa fase, parla da leader. «Vogliamo impedire, attraverso le riforme, la gestione clientelare e affaristica nei settori dei rifiuti, della sanità, dell’acqua, dell’energia, della formazione – spiega infatti Lumia -. Per puntare tutto su efficienza, innovazione, progettualità moderna ed efficace ». Ed è lui che cerca di spiegare agli elettori del centrosinistra (e alla direzione nazionale che lo sta tenendo sotto osservazione) come sia possibile fare accordi con il “sistema Lombardo”, con quell’insieme di interessi, clientele, gruppi di potere che hanno portato al potere il governatore. «In Assemblea il Pd farà la propria parte a condizione che si destrutturino i santuari del potere clientelare e affaristico – spiega Lumia – che da sempre hanno condannato la Sicilia al degrado economico e sociale. Questo è l’unico terreno di discussione per un confronto propositivo, vigile, rigoroso e nell’esclusivo interesse dei siciliani». E non sarà una cosa facile, tutt’altro.

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