Termini Imerese in piazza contro la Fiat e l’arrivo dei tycoon cinesi

fiat-pomigliano-fiom-protesta-sanremo1_142388Marchionne vuole interrompere la produzione dello stabilimento siciliano dal 2012, liquidando il sogno industriale e produttivo nel palermitano. I sindacati dei metalmeccanici superano le divisioni e chiedono soluzioni

di Pietro Orsatti su Terra

Ferma la produzione ieri alla Fiat di Termini Imerese e in tutte le aziende dell’indotto. In sciopero contro la decisione della Fiat di non produrre più auto nella fabbrica siciliana a partire dal 2012. La novità è che la decisione della Fiat è stata presa nonostante ci fosse un tavolo aperto con governo e parti sociali, e quindi senza neanche sondare quali fossero le possibili soluzioni alternative a una serrata. E poi, altro segno importante è che protestino insieme le tre organizzazioni dei metalmeccanici, Fim, Fiom e Uilm, dopo la rottura dei rapporti a seguito dell’accordo separato con Finmeccanica recentemente firmato dalle organizzazioni di categoria della Cisl e Uil. La serrata della Fiat per Termini Imerese sarebbe la fine, non solo a livello occupazionale ma anche sul piano politico, culturale ed economico. Non è un caso che in occasione della manifestazione degli operai di ieri – si parla di più di diecimila in corteo – tutti i negozi e le scuole fossero chiuse. Non per paura di scontri, ma come segno tangibile della solidarietà della città alla lotta dei metalmeccanici. A surriscaldare il clima anche l’indiscrezione, anticipata da Repubblica, di un interessamento dei cinesi della Chery per lo stabilimento di Termini Imerese. Indiscrezione che la Fiat ha deciso di non voler commentare e che comunque il presidente dell’impresa automobilistica cinese, Yin Tongyue, ha smentito. Un’ipotesi, quella dell’ingresso del colosso asiatico, che sembrerebbe però poter interessare il ministro Scajola, ma che di fatto non offre alcuna garanzia alla continuità sia professionale che produttiva. «Se la Fiat il 22 ufficializzerà quello che ha annunciato Sergio Marchionne su Termini Imerese, non ci sarà alcuna discussione e assieme ai lavoratori decideremo le iniziative di mobilitazione – ha dichiarato Maurizio Landini, della Fiom -. Se la posizione del governo è quella del ministro Scajola, che ha giudicato folle la decisione di Fiat di non produrre più auto, allora siamo d’accordo; ma se non è così, se viene messa in discussione la produzione di auto, la Fiom è nettamente contraria. A Termini Imerese si producono auto e bisogna continuare a produrle». E anche il senatore Pd Giuseppe Lumia ha chiesto al governo e alla politica di intervenire con più chiarezza. «I parlamentari siciliani non votino ecoincentivi se prima la Fiat non cambia idea». Secondo il parlamentare «il governo faccia quello che tutti i governi del mondo stanno facendo: adottare interventi diretti a mantenere e rilanciare la produzione industriale di automobili nei propri Paesi». Come dire: niente suggestioni cinesi. «La stessa Fiat – prosegue l’esponente del Pd – deve dimostrare di essere una grande realtà produttiva, valorizzando il know how, le professionalità, le convenienze che anche a Termini Imerese ci sono». Ovvero il porto, la rete marittima e la posizione centrale nel Mediterraneo «dove nei prossimi anni si prevede un’espansione dei mercati». Di tutto questo, fino a un anno fa, lo stesso Marchionne era convinto.

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