Il 41 bis sospeso per La Rosa, il boss accusato di voler uccidere Crocetta

Rosario Crocetta
Rosario Crocetta

Giustizia – Il caso riapre il dibattito sulla legislazione antimafia e la detenzione “speciale” per i mafiosi

di Pietro Orsatti su Terra

Continua il dibattito sulla riforma di una delle norme di detenzione più contestate applicate ai boss mafiosi, il 41 bis, da tempo al centro delle polemiche. La norma, che prevede l’isolamento, la censura della posta e il controllo sui contatti con i familiari, è stata studiata per impedire ai mafiosi in carcere di comunicare con l’esterno e gestire i propri affari. Ieri il caso si è riaperto con la notizia che un boss di Gela, Maurizio La Rosa, 40 anni, in carcere dal 27 aprile scorso, ha ottenuto di uscire dal 41 bis. La Rosa non è uno qualunque, nonostante le motivazioni del giudice di sorveglianza che recitano: «Non ci sono riscontri concreti che provino che Maurizio La Rosa abbia il carisma del comando o una personalità tale da fare riferimento per altri detenuti». La Rosa era stato arrestato insieme a Maurizio Trubia. Entrambi erano sospettati di aver progettato l’omicidio dell’ex sindaco di Gela Rosario Crocetta e di alcuni imprenditori iscritti all’associazione antiracket di Gela e a loro era stato imputato anche l’acquisto delle armi da usare in questo progetto. La loro pericolosità venne comprovata dalla procura Caltanissetta e dalla locale questura, che con il loro arresto annunciò di aver sventato possibili azioni sanguinose. Il ministro della Giustizia il 7 maggio scorso applicò il carcere duro per La Rosa e Trubia. Oggi il giudice di sorveglianza di Perugia ha ribaltato il provvedimento. Rosario Crocetta, oggi europarlamentare per il Pd, ha preferito non «commentare i provvedimenti di un tribunale. Voglio prima leggere le motivazioni. Non ho mai detto che La Rosa volesse uccidermi. Certo però che le armi a qualcosa servivano». Il 41 bis, figlio dell’emergenza della “seconda guerra di mafia” negli anni ’80 e del biennio delle stragi, è il residuo di una strategia (anche ai diritti civili dei detenuti sottoposti a questo regime) che vide anche l’istituzione delle carceri speciali e in particolare di quelle dell’Asinara e di Pianosa. Il progetto, avanzato dal ministero di giustizia Angelino Alfano (più leggibile come una mossa mediatica del governo per cercare di arginare il forte malcontento causato dai tagli ai fondi delle forze dell’ordine), di riaprire questi due istituti difficilmente sarà attuato. Troppe resistenze e costi troppo elevati per riattivare i due istituti di pena. L’unica cosa certa è che negli anni il 41 bis è stato lentamente eroso. Sono infatti innumerevoli i casi di comunicazioni esterne, ordini di reati provenienti dalle carceri (anche omicidi), addirittura lettere di minacce pubblicate dai giornali. Tutti casi documentati e che mostrano quale sia la reale situazione di questo istituto.Ma di una riforma seria finora non c’è traccia.

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