Grasso: «ora necessario rivedere la norma sulle intercettazioni»

piero_grasso01gAccordo – Firmato ieri un protocollo d’intesa tra ministero dell’Ambiente e la Direzione nazionale antimafia: rafforza le attività investigative nella lotta ai crimini ambientali. Possibilista il ministro Prestigiacomo circa una modifica al ddl

di Pietro Orsatti su Terra

Un protocollo d’intesa nato con l’obiettivo di costituire un gruppo operativo interforze e coordinare l’attività di indagine contro le ecomafie attraverso uno scambio continuo di informazioni e di competenze tra ministero dell’Ambiente e Direzione nazionale antimafia. Lo hanno firmato ieri il ministro
Stefania Prestigiacomo e il procuratore nazionale Pietro Grasso. Secondo l’accordo, il ministero trasmetterà alla Dna con cadenza trimestrale, salvo casi urgenti, le notizie relative alle informative di reato ambientale. Di contro, la Dna comunicherà annualmente al ministero gli esiti della propria attività di coordinamento in tema di infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore della gestione dei rifiuti. «Il mio ufficio ha bisogno di
informazioni per poter lavorare meglio – ha sottolineato Grasso -. È necessario però collegare le indagini delle procure ordinarie, da cui non sempre in un primo momento emerge il coinvolgimento delle organizzazioni mafiose».

Grasso ha anche richiesto al ministro dell’Ambiente una modifica o un successivo intervento legislativo sul ddl intercettazioni in discussione ancora al Senato. «È evidente – spiega Grasso – che se intendiamo parlare di reati contro l’ambiente commessi o organizzati dalla criminalità lo strumento delle intercettazioni rimane comunque pressoché garantito. Ma altro avverrebbe su gravi reati ambientali commessi da altri soggetti, organizzati anche in forme associative, non immediatamente riconducibili o addirittura estranei alle organizzazioni mafiose. In questo caso – continua il procuratore – penso che sia assolutamente necessario fornire strumenti adeguati e immediatamente fruibili a prescindere o no dal coinvolgimento di questo o quell’altro sodalizio mafioso». E poi ha proseguito con un augurio ben preciso: «L’ultima parola non è stata ancora detta. E io sono fiducioso che sulle intercettazioni si possa cambiare, perché sappiamo tutti quanta importanza possono avere per la ricerca dei responsabili che inquinano il nostro ambiente e la nostra vita. Sulle intercettazioni bisogna avere la possibilità di cercare i responsabili sin dall’inizio delle indagini». E quindi ancor prima che la connotazione “mafiosa” sia individuata con precisione e che quindi scatti il meccanismo autorizzativo previsto dal ddl in discussione.

Colta in contropiede dalle dichiarazioni del procuratore nazionale, il ministro Prestigiacomo, pur ribadendo che secondo il governo «nel disegno di legge sono state inserite alcune tutele che consentono di salvaguardare le inchieste e lo strumento investigativo», ha dovuto in qualche modo sbilanciarsi affermando che «il testo possa essere migliorato». Altre novità, sempre in coda alla firma del protocollo, anche sul fronte delle cosiddette “navi a perdere”. «Non è il collaboratore a parlare di 30 navi – spiega Grasso – ma questo numero, andando a verificare l’origine della fonte, è stato
fornito dai Lloyd’s su richiesta della procura competente». In realtà, racconta il procuratore, esiste un balletto delle cifre in relazione ai tanti affondamenti sospetti di navi al largo sia della costa tirrenica che di quella jonica della Calabria. Per fare un esempio, nel corso di una audizione

in sede di Copasir, la commissione di controllo sui servizi, si sarebbe parlato addirittura di cinquantacinque affondamenti sospetti. Cifre, quindi, tutte assolutamente da verificare. «Mancano ancora dati certi su questo fenomeno, e anche sulla natura reale dei reati connessi a questi affondamenti – spiega Grasso -. In alcuni casi potremmo essere anche davanti a frodi alle assicurazioni. Comunque il numero potrebbe essere molto differente alle
stime finora fornite».

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