Un’anticipazione dal romanzo “Italian Tabloid”. Gli ultimi ritocchi prima della pubblicazione su @orsatti63 #ebook editions

Manca poco. Gli ultimi ritocchi, le ultime bozze da verificare. A giorni la pubblicazione di Italian Tabloid di Pietro Orsatti

Ecco intanto l’anticipazione di alcune pagine del romanzo.

Bernardo era terrorizzato. Se si scopriva che era stato lui a far quasi saltare l’operazione a Viale Lazio e a causare, con quella minchiata che aveva combinato, probabilmente anche la morte di Calogero Bagarella, Liggio lo ammazzava. E lo ammazzava pure Totò che a Bagarella lo vedeva come un fratello maggiore. Doveva fare di tutto per scaricare la colpa di quello che era successo su qualcun’altro. Su Damiano Caruso. Quello non contava una minchia ed era sempre uno che combinava guai. E poi chi se ne fotteva di uno degli uomini di Di Cristina. Ma la doveva montare bene quella storia. Fin da subito.

E da subito si era messo a parlare. Con gli uomini di Bontade che gli avevano spiato come era andata, e con Liggio. Totò non chiese nulla. Non poteva chiedere nulla. Era distrutto al solo pensiero di come raccontare a Ninetta, che se la stava a sposare povera ragazza, come era morto suo fratello. E parlava, Binnu, e raccontava che lui era stato costretto a sparare per una minchiata che aveva montato Caruso, che era colpa sua. E raccontava bene, Binnu. Convinceva. E infatti qualche mese dopo a Damiano Caruso lo ammazzarono come un cane per quella storia di Viale Lazio e lui si trovò discolpato. Almeno formalmente. Alla fine conveniva a tutti che fosse andata così. Soprattutto a Liggio, che avrebbe appoggiato qualsiasi cosa pur di danneggiare Di Cristina. E Caruso era persona di fiducia del boss di Riesi che commannava su tutta la provincia di Caltanissetta e il danno sarebbe stato grosso, alla fine, per chi si opponeva a Liggio e soprattutto a lui e Totò che Liggio lo stavano per mettere da parte.

Certo, due come lui e Riina, a Liggio dovevano tutto, ma Luciano non era più quello dei tempi dello scontro con Navarra. Mirava alto, Luciano, ma proprio non ci sapeva fare con quei cornuti di Palermo. Soprattutto con Bontade e gli Inzirillo. Troppo arrogante, troppo visibile, troppo rozzo nel gioco degli specchi che a Palermo nascondeva, e bene, il vero gioco del potere. E poi le femmine, troppe, e l’alcol e chissà che altro.

Ma per ora Liggio continuava a comandare, su lui e Totò. E ogni suo consiglio era legge.

“Binnu, tu vai a Palermo per qualche giorno. Ti riposi. Ti calmi. E poi vai a Cinisi a posarti”, gli disse Liggio dopo qualche giorno aver sepolto, nella notte, Bagarella in una tomba senza nome nel cimitero di Corleone.

“A  Cinisi? Con don Tano che ci vede a tutti come fumo negli occhi a noi di Corleone’”.

“Tu non ti preoccupare di Badalamenti. Quello ce l’ha con me, mica con te”.

E a Bernardo, spinto dalla necessità di trovare un posto sicuro e protetto anche dagli uomini di Di Cristina che quella cosa successa a Viale Lazio proprio non l’avevano mandata giù, non rimase altro che andarci a Cinisi. Senza sapere che sarebbe cambiato il suo futuro sia grazie a Tano Badalamenti, che a una ragazza. Saveria. Saveria Benedetta Palazzolo.

Italian Tabloid – di Pietro Orsatti – @orsatti63 eBook Editions

Un uomo che guidato dalla sua ossessione si trova a a giocare una partita molto più grande di quella che si poteva minimamente immaginare. La storia di un’inchiesta giornalistica che si trasforma nel disvelamento dei rapporti fra mafia e Stato. I dubbi di un giornalista che trasportato da un singolare Caronte nell’inferno di Cosa nostra trova delle risposte che non potrà mai pubblicare.

Soffocante, cupo, minuziosamente documentato: un romanzo che sembra un dossier. Che svela verità dimenticate o rimosse e un mestiere. E le nevrosi inevitabili che travolgono chi quel mestiere lo fa. Dove il protagonista, Francesco Felice, partendo dalla ricerca dei soldi del Principe di Villagrazia Stefano Bontade, scomparsi dopo la sua uccisione, si trova a incorciare pezzi di storia italiana (e non solo) non narrata. E una folla di mafiosi, faccendieri, trafficanti internazionali, monsignori, generali, spie, contrabbandieri e politici e imprenditori e poliziotti e magistrati che attraversano i ricordi fino a giungere al presente. All’oggi. Dove non c’è nulla di apparentemente vero e nulla di completamente falso. E quella che è l’ipotesi più impensabile si rivela la realtà.

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