Ci sono dei giorni in cui è necessario fare dei bilanci, ragionare sulla propria vita e su quello che rimane da vivere. Dare un senso a quello che si è, si è stati, si è fatto. La politica, il giornalismo, certo. La scrittura, la creatività, anche. Ma anche quello che si è dato e tolto, le occasioni mancate, i treni persi, le gioie e i dolori. Soprattutto. E il bilancio è negativo, per me. Quasi inaccettabile. A volte insostenibile. Per mille ragioni, o forse meno. Per i tanti errori consapevoli e inconsapevoli commessi. Per aver confuso presunzione con coraggio, pudore con vigliaccheria.
Ne è valsa la pena? No. Non vale la pena aver perso di vista se stessi, la propria salute e integrità, i propri affetti, la propria felicità per affidarsi alla rassicurante e ingannevole sicurezza di essere “qualcuno che scrive” e illudendosi che bastasse, che esserlo giustificasse tutto davanti a me stesso e agli altri.
Avevo alle mie spalle una storia pesante, subita, che avrei dovuto affrontare e risolvere o almeno capire per vivere non bene, ma almeno decentemente. E invece mi sono buttato nella frenesia della politica senza partito, di un’integrità intellettuale presunta, di una narrazione suicida. Combattendo una guerra senza armi e senza esercito. E pensando che bastasse a giustificare tutto. Che servisse a alleviare senso di colpa e paura, dolore e ricordi rimossi ma rimasti li, latenti, con il loro carico devastante di dolore e di disagio. Di lutti mai affrontati.
Ne vale la pena aver raccontato di mafie e di malaffare, di guerre e disagio sociale, di paesi e culture lontane e di contraddizioni evidenti e irrisolte senza mai rallentare, fermarsi, tirare indietro la gamba? Ne valeva la pena aver affrontato polemiche e battaglie, scontri che mi sono illuso essere fondamentali? Ne valeva la pena mettere da parte dolore e gioia, vita e morte, amore e rancore per essere l’ultimo giapponese rimasto sull’isola deserta a combattere una guerra finita? No, e ancora no.
E mi ritrovo adesso a pensare a tutto quello che ho respinto, rotto, perso dopo aver scritto l’ennesimo pezzo di mafie. Della Terra dei fuochi e di cosa succederà dopo l’arresto di Zagaria. Sapendo che non servirà a niente, che non allevierà il mio disagio, il mio dolore, e le ferite che ho inferto con la mia presunzione a chi mi è stato accanto. Stanco. Disilluso. Ferito.
Non ho soluzioni se non tentare di vivere. Anche non riuscendoci.

Caro Pietro,
quello che davvero non serve a niente in questo momento è fare dei bilanci sul lungo periodo.
Non serve a niente mettere insieme anni ed esperienze che hanno avuto delle caratteristiche diverse, delle condizioni diverse, delle motivazioni diverse.
Quello che si ottiene è solo un guazzabuglio di emozioni, accuratamente (e masochisticamente) selezionate in modo da dar rilievo solo al negativo che c’è stato.
So quanto si sta male quando si fanno queste “operazioni”, quando si selezionano (dai nostri ricordi) solo ciò che giudichiamo fallimentare. E’ come se tu puntassi un faro solo sul brutto, oscurando totalmente ciò che ti è piaciuto o di cui sei stato orgoglioso.
Non lo fare.
La verità è che sul passato non possiamo più intervenire.
Ma possiamo apprendere dai nostri errori e fare in modo che il futuro sia colmo di tutto quello che ci è mancato nel passato.
Sempre guardando avanti.
Un abbraccio.
penso che l’onestà intellettuale sia un effetto di un senso della giustizia individuale, che risuona solo talvolta con quello degli altri e spesso per caso. ma la soddisfazione che produce nel proprio ego è di solito molto maggiore di quella prodotta in altri modi, e di fatto chi ha il coraggio di prendere una strada da solo senza seguire nessuno, è di fatto più forte e solido di chi scende a compromessi e abbassa il capo, dato che è più adattabile agli imprevisti e che mette in conto sempre una dose di sconfitta in ogni vittoria e viceversa.
noto che la lamentazione della mancanza di un esercito a disposizione si possa richiamare al desiderio di accettazione, l’altro grande classico della mente umana. ma caro pietro, sapevamo che 20 anni di berlusconi non avrebbero certo migliorato la popolazione italiana, e il fatto che non si trovino più quelle posizioni culturali presenti negli anni passati ne è un effetto imprescindibile, e dovremo abituarci a una popolazione più stupida di prima.
ma le vie del riconoscimento sono tortuose, sia nelle scienze che nella società: dire una cosa troppo presto è come non dirla, dato che nessuno avrà gli strumenti per capirla, anzi peggio in quanto si può essere spesso fraintesi.
se siamo in pieno cortocircuito, e la storia non si è fermata ma continua ad andare avanti, vederemo anche questo contesto cambiare. e con i cambiamenti ci sono anche delle aperture a discorsi diversi da quelli precedenti. il compito dell’intellettuale qui è quello di sforzarsi perchè la propria sensibilità personale possa coniugarsi con il nuovo contesto per l’instaurazione di narrazioni alternative, senza le quali chi vivrà dopo di noi avrà molte difficoltà a capire la realtà che gli sta attorno.
uno degli effetti di questo ventennio è stato quello di congelare le posizioni della sinistra e i relativi leader in uno stato di immoblità totale. e questa è una delle cause per cui le posizioni atomizzate presenti a sinistra siano arrivate a confliggere in modo così atroce tra loro, come i polli negli allevamenti che si schiacciano tra loro. mentre nel pd hanno sfuroreggiato i figli di papà alla veltroni che credono che la sinistra sia un blasone della loro casata di baronetti e che di fatto non rappresentano nessuno. mentre la magistratura sta per travolgerli.
posso capire come il contatto con teste di kazoo come ciro corona sia effettivamente svilente per lo scroto umano, ma credo che gente del genere non conti nulla, come non conta nulla l’apprezzamento di un militante di forza nuova o di un pidiellino: che vadano per la loro strada senza uscita, sono persone che non saranno mai utili a niente e a nessuno, e il fatto che stiano lontani è una fortuna.
Pietro, non ho mai visto tante cazzate tutte in una volta. Cazzo dici bilancio è passivo? Che non vale la pena? Ma porca puttana troia, in questo paese di merda in cui i massimi progressisti danno il culo per una scrivania tu ti sei battuto per i poveracci, a volte l’hai messa in culo agli stronzi, a volte le botte le hai prese tu, ma comunque perlomeno ci hai provato. Così funziona. E infine, proprio in questi mesi, hai avuto il dono di dio di imparare a scrivere, scrivere come cristo comanda e non come i fighetti che “io sono un giornalista io sono uno scrittore”.
Ringrazia il tuo dio,m caro Pietro, che ti ha regalato tutto questo. Regalato anzi no, perché lo sai benissimo che si paga. Ma è un buon affare lo stesso.
O Pietro, poca ne ho conosciuta di gente come te. Altro che bilancio passivo.
E ffanculo alla malinconia.
riccardo
Picciò ogni tanto lo scassamento di minchia supera livelli di guardia e vorrei tentare semplicemente di vivere
Caro Pietro, non ti affliggere, sei una bella persona, nulla è perso quando lo spirito di ciò che si fa è volto alla verità. Sembra il destino delle persone oneste!
Un abbraccio Pino Masciari
Te la scrivo anche qui.
Un abbraccio grande
Io sono certa che nulla più soffocherà la mia rima,
il silenzio l’ho tenuto chiuso per anni nella gola
come una trappola da sacrificio,
è quindi venuto il momento di cantare
una esequie al passato
Alda Merini
Te lo dico anche io qua. Mi sento spaventosamente vivo.
Un abbraccio
Le battaglie più gloriose, quelle che hanno segnato la storia dell’umanità, non sono mai state passeggiate. Così è la vita, momenti di depressione, altri di esaltazione eccessiva, difficilmente si è centrati perchè l’emozione gioca brutti scherzi. Ma si continua, sempre, spesso anche solo per inerzia. Lascia che le ombre passino e vedrai come il bilancio non è affatto negativo. E soprattutto, non è ancora tempo di bilanci.
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