Confermate le presentazioni de “L’Italia cantata dal basso” a Roma il 21 e in Sicilia il 23/24/25 di settembre

Si, lo ammetto, sono crollato. Emotivamente prima di tutto. E anche fisicamente. E avevo davvero l’intenzione di annullare tutte le presentazioni già organizzate del libro “L’Italia cantata dal basso” per ragioni che poi, se avrete pazienza, andrò a spiegarvi.

Poi ho parlato con Salvatore Coppola, mio amico e mio editore, e alcuni altri amici e colleghi. E mi sono reso conto che in particolare verso Salvatore e verso i lettori questa mia decisione sarebbe stata una “porcata”. Quindi sono tornato indietro sui miei passi, ho stretto i denti, e ho deciso almeno di provarci a farle. Se ci riuscirò.

 

Quindi confermo per ora le date del 21 settembre a Roma presso la libreria il Mattone (Centocelle) alle ore 20 e 30. E poi certamente Erice (bottega dei saperi e dei sapori della Legalità) il 25 e sempre nella stessa data al Caffè sotto il mare a Trapani. Inoltre è prevista il 23 una presentazione a Castellammare del Golfo e la mia partecipazione il 24 a Partinico.

 

E qui mi spiego.

Se ci riuscirò, si. Perché non è per niente facile stare nei panni di chi scrive, di chi è una penna, di chi viene letto e ascoltato. Non è facile mai, non lo è facile, per me, ora. Perché io questo mestiere (e di mestiere si tratta, non di “missione”, artigianato e non “abnegazione alla causa”) lo faccio per campare. Non per essere considerato il migliore, la voce, l’esempio. Io sono uno come tanti, con un sacco di problemi come tutti, che per sua fortuna (o sfortuna, come in questo caso) fa questo mestiere per portare a casa la pagnotta. Niente di eroico, mitico, trascendentale. Lavoro e retribuzione.

Certo, quello del narratore (come scrittore, come giornalista e come regista) è un lavoro che mi piace, che mi sono scelto, costruito e di cui a volte riesco perfino ad andarne orgoglioso.Ma non esisto perché sono uno che scrive. Non sono quello che scrivo.

Negli ultimi mesi con grande fatica ho portato avanti un progetto editoriale che è fallito. Non entro nei dettagli ma chi conosce la storia sa di che cosa parlo e sa quali conseguenze ho pagato e continuo a pagare. Ho scritto due libri (di cui uno ancora non pubblicato) ho girato un paio di documentari e scritto qualche centinaio di articoli. In una situazione economica e personale assolutamente ingestibile. Se ci mettete lo stress, i pagamenti a “babbo morto” tipici del peggior sistema editoriale dei paesi Ocse, le richieste e le aspettative del pubblico che si fanno sempre più incalzanti vista anche la situazione del Paese, le solite blande minacce e intimidazioni della domenica, i ricatti a cui siamo sottoposti ogni giorno semplicemente per esercitare il nostro lavoro dignitosamente, mi rendo conto di aver retto perfino troppo.

Non ho l’aspirazione all’immolazione e neppure quella a ergermi come il migliore. Sono una persona normale (si fa per dire, direbbe qualcuno), con un sacco di difetti e che ogni tanto ha la fortuna di trovare una buona storia da raccontare. Da raccontarvi. Tutto qua.

Ma l’essere firma, metterci la faccia, esporsi, ha un prezzo. Emotivo prima di tutto. Perché fa mettere in gioco molto della propria identità. E a volte, quando il meccanismo della vita si inceppa, crolla la propria autostima e la propria voglia di mettersi in gioco.

Oggi ho detto a un’amica. “Non saprei proprio cosa dirgli. In questo momento non riuscirei proprio a parlare di me e del mio lavoro a qualcuno”. Era assolutamente vero. Solo dopo, con calma, dopo qualche parola e “chiamata” alle proprie responsabilità ho deciso di mettermi in gioco. Se ci riesco, ripeto.

Con me ci saranno in queste giornate altri amici. Sonia Ferrarotti e Sebastiano Gulisano a Roma. Sonia che sa far narrare chi voce non ha, che da sempre fa teatro nelle scuole e nelle periferie. Teatro sociale vero, che muta le situazioni e le persone. Senza i soldi del ministero o del comune, con coraggio e spesso in grande solitudine. Una resistente. E Sebastiano, che ha iniziato a fare il mestiere di narratore in una redazione dove il direttore aveva come unica difesa una scacciacani posata sul tavolo. E che da I Siciliani prima, e da Avvenimenti poi, ha raccontato pezzi non narrati di realtà. E che poi si è trovato a combattere la battaglia più grossa, quella del sopravvivere senza fare compromessi, senza calare le braghe davanti a chi, solo perché ti paga uno schifo di stipendio, ritiene dia aver comprato la tua anima e la tua dignità. Spero che tutti e due confermino la loro presenza. Sento davvero il bisogno di avere loro e non altri accanto il 21. E poi in Sicilia ci saranno Pino Maniaci, Salvatore Coppola, credo anche Salvo Vitale. Gente di carattere, di coraggio, di risate. Compagni (Pino non rabbrividire, ti iscrivo pure a te al politburo dei narratori sfigati) non certo “di primo pelo” ma neanche gente che si è arresa o si è compiaciuta di cosa ha raggiunto.

Insomma io ci sarò. Con loro. A raccontare le storie de “L’Italia cantata dal basso” e altre storie che ci attraversano la vita. Per me, per i miei amici e compagni, per voi.

 

——

 

21 settembre 2011, a partire dalle 20 e 30

 

L’Italia cantata dal basso

Finestre sbieche sul belpaese

Presentazione A ROMA del libro di Pietro Orsatti, E APERITIVO

presso la libreria “Il mattone” via Bresadola, 12/14 (CENTOCELLE)

 

Partecipano:

Pietro Orsatti (pessimismo e cavatappi)

Sebastiano Gulisano (maestro di cerimonia)

Sonia Ferrarotti (voce narrante)

E ospiti a sorpresa

 

—-

 

DOMENICA 25 Settembre,

dalle ore 18,00 alle ore 21,00

Pietro Orsatti

parlerà con il pubblico presente presso

la “Bottega dei sapori e dei saperi della Legalità”

Via SAN ROCCO 1, ERICE

di: “Giancarlo Siani – Mauro Rostagno,

la verità non allineata”.

 

 

——

 

DOMENICA 25 Settembre,

alle ore 21,30

Pietro Orsatti

parlerà con gli amici del Caffè

di: “Giancarlo Siani – Mauro Rostagno,

la verità non allineata”.

e presenterà il suo libro

L’Italia cantata dal basso

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